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Versilia

Dalle analisi choc dell’Asl allo screening sul paese

Dalle analisi choc dell’Asl allo screening sul paese

Gli esami fatti ma non controllati dall’azienda sanitaria avevano già rilevato che l’inquinamento risale al 2011. Così a Valdicastello uno su due è contaminato

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PIETRASANTA. Le analisi effettuate da Gaia nell’estate del 2013 non sono state le prime a rilevare la presenza di tallio nell’acquedotto di Valdicastello. In realtà già da due anni prima la rete idrica risultava inquinata. A dimostrarlo ci sono le analisi fatte dall’azienda sanitaria locale che però non erano mai state esaminate nel dettaglio, almeno per quanto riguarda il tallio, proprio perché questo metallo non rientra tra i valori da monitorare per valutare la potabilità o meno dell’acqua.

Quelle analisi, ripescate dagli archivi informatici l’ottobre scorso, all’indomani della scoperta della contaminazione a Valdicastellio, indicano che già quattro volte era stata riscontrata una presenza di tallio ben oltre il limite di sicurezza che è stato fissato dall’agenzia per la protezione ambientale degli Stati Uniti in due microgrammi per litro. Il 23 agosto del 2011 il valore era risultato pari a 3,6 microgrammi e sopra la soglia limite era stato rilevato anche il 28 settembre del 2011, il 17 aprile e il 14 luglio del 2014. In altri nove casi, invece, le analisi rilette a ritroso dall’Asl davano valori nella norma.

Il perché di questa scoperta a posteriori lo spiegò dettagliatamente la dottoressa Ida Aragona, responsabile del Dipartimento di prevenzione dell'Asl 12 Versilia, ricordando appunto che il tallio «non rientra tra i parametri da monitorare per la qualità e la salubrità dell'acqua potabile secondo il ministero della Salute e l'Organizzazione mondiale della sanità». La legge italiana, ma anche quella internazionale, non prevede controlli su questo tipo di metallo. La cui tossicità - prosegue Aragona - «non è comprovata in maniera assoluta. Detto questo, il criterio preso come riferimento, per un divieto di bere acqua a scopo precauzionale, è quello fissato dall'Epa, l'agenzia per la protezione ambientale degli Stati Uniti. Che prevede, appunto, un limite di 2 microgrammi per litro nell'acqua potabile».

Questo il resoconto, questa la spiegazione. Fatto sta che la contaminazione evidentemente c’è stata e in maniera diffusa. A testimoniarlo le analisi effettuate dall'Istituto di Medicina legale e tossicologia forense dell'Università di Milano su 88 dei settecento campioni di urine raccolti nella prima metà di ottobre tra gli abitanti di Valdicastello: come dire che un residente su due è stato contaminato dal tallio.

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