Il Tirreno

Versilia

Stop dell’antimafia revocato l’appalto amianto

La Regione Emilia Romagna su indicazione della Prefettura apuana ha rescisso il contratto con il gestore della discarica di cava Fornace per i rifiuti post terremoto

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PIETRASANTA. La provincia apuana non ospiterà l’amianto dell’Emilia Romagna, quello derivante dalle macerie di costruzioni e capannoni, anche industriali, devastati dal terremoto del maggio 2012. È saltato infatti, in maniera clamorosa, il contratto tra la Regione Emilia Romagna e la società Progetto ambiente Apuane spa che gestisce la discarica autorizzata di cava Fornace a Montignoso, per metà anche in territorio pietrasantino. Ed è saltato perché la Prefettura di Massa Carrara ha adottato una “informativa antimafia interdettiva” nei confronti della ditta. Che cosa abbia generato questo parere non sappiamo visto che gli uffici della società sono chiusi nel weekend e che la Prefettura, da noi interpellata, probabilmente risponderà al quesito nei prossimi giorni.

I fatti della vicenda sono invece raccontati nell’ordinanza numero 4 del 13 gennaio scorso della Regione Emilia Romagna a firma del nuovo presidente Stefano Bonaccini che è anche commissario delegato per la realizzazione degli interventi per la ricostruzione dei territori colpiti dal sisma. Tra i tanti interventi c’è anche la gestione della rimozione delle macerie e in particolare dello “smaltimento di rifiuti speciali pericolosi costituiti da lastre o materiale di coibentazione contenente amianto”.

Per questo il commissario tramite l’agenzia regionale di sviluppo (Intercenter) aggiudicò a seguito di una procedura ad evidenza pubblica, il servizio di smaltimento alla Programma ambiente Apuane spa con sede legale a Montignoso. Il 17 luglio 2014 la Intercenter quindi chiede alla Prefettura di Massa l’accertamento in tema di antimafia della ditta. La stessa ditta il 6 novembre 2014 ottempera alla richiesta di iscrizione alla cosiddetta White List. E così il 13 novembre si va alla stipula del contratto tra il commissario e la Programma ambiente Apuane spa. Tutto fatto dunque ma il 23 dicembre 2014 il colpo di scena: la Intercenter riceve tramite pec dalla Prefettura di Massa la comunicazione che il 22 dicembre è stata adottata una informativa antimafia interdittiva nel confronti della ditta. Nella stessa comunicazione la Prefettura «ai sensi del Codice Antimafia ha disposto di recedere dai contratti stipulati nei confronti dei soggetti interdetti». E così la Regione Emilia provvede visto che secondo la legge «il recesso del contratto si applica anche quando gli elementi relativi a tentativi di infiltrazione mafiosa siano accertati successivamente alla stipula del contratto».

Non solo quindi si straccia il contratto ma la Regione incamera anche la cauzione depositata. Che cosa sia successo tra il 6 novembre (via libera White list) e il 22 dicembre (Black list) ancora non sappiamo. A fine novembre in realtà qualcosa è accaduto: Alessandro Canovai, il presidente della municipalizzata pratese dei rifiuti, la Asm (che è socia di Programma Ambiente spa, la società proprietaria della discarica della cava Fornace insieme ad altri privati) è stato rinviato a giudizio nell’ambito di una inchiesta della Procura di Catania sul traffico dei rifiuti. L’accusa è di associazione per delinquere alla frode di pubbliche forniture. L’inchiesta riguarda fatti tra ilo 2006 e il 2011 quando il presidente era dirigente di due società di rifiuti di Perugia e di Catania. L’Asm quindi non c’entra ma il suo presidente sì. E a Prato, nonostante le polemiche , Canovai è ben saldo al suo posto.

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