Le perplessità della Chiesa sui corsi in Quaresima
VIAREGGIO. «Il Carnevale spostato così in avanti? Un po’ come il Natale a Ferragosto...». La voce di don Alberto Pardini, vicario pastorale di Viareggio, arriva con tono garbato ma deciso dalla...
VIAREGGIO. «Il Carnevale spostato così in avanti? Un po’ come il Natale a Ferragosto...». La voce di don Alberto Pardini, vicario pastorale di Viareggio, arriva con tono garbato ma deciso dalla parrocchia di San Paolino.
Del resto la decisione del commissario Stefano Pozzoli di far sfilare i carri in piena Quaresima, con l’ultimo giorno quasi a stretto contatto con la Pasqua, ha lasciato perplessi molti fedeli. E sembra che anche la Chiesa non sia entusiasta, per quanto si comprendano le esigenze di un Carnevale sempre più in crisi. E che sembra appigliarsi a tutte le possibili occasioni per far cassa.
Tra l’altro, lo stesso commissario Pozzoli ha affermato che è necessario che il Carnevale sia sempre più indipendente dal calendario liturgico. «Capisco, e da un certo punto di vista posso anche condividere, il punto di vista del commissario - afferma don Pardini - però ci vuole anche del rispetto per i cristiani che vivono qui. A Viareggio si fa il Carnevale quando è finito in tutte le altre parti d’Italia. Un po’ come se festeggiassimo il Natale d’agosto. Per quanto riguarda le motivazioni metereologiche, anche quest’anno se si fosse partiti prima ci sarebbero state comunque condizioni del tempo favorevoli». Anche don Pardini, tra l’altro, ribadisce la convinzione di molti viareggini: il Carnevale stiracchiato fino all’eccesso non porta benefici. «Ripeto: mi rendo perfettamente conto che ci sono esigenze di fare cassa per risollevare la manifestazione. Ma non credo che prolungarla eccessivamente sia la soluzione».
Una posizione, questa, che viene sottolineata per l’ennesima volta dal presidente di Confcommercio Viareggio, Piero Bertolani. «Queste date per il 2016 mi lasciano perplesso - dice - Una volta a Viareggio l’ultimo corso era di martedì grasso, come dappertutto. Non dico che si debba tornare all’antica, per quanto io sia amante della tradizione. Ma voto perché si facciano quattro corsi, e perché la manifestazione sia più concentrata. Sono convinto che anche gli incassi, paradossalmente, ci darebbero ragione».
Matteo Tuccini
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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