Il Tirreno

Versilia

Delitto Iacconi, i minorenni confessano

di Matteo Tuccini
Delitto Iacconi, i minorenni confessano

Al pm raccontano i tre minuti di follia e i colpi di casco a Manuele e al suo amico. «Alla lite ha partecipato anche Bianchi»

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VIAREGGIO. Hanno parlato entrambi, a lungo. Confessando quello che hanno fatto. Dicendosi pentiti, ma consapevoli che quei tre minuti di follia che hanno avvelenato la notte di Halloween in Darsena non potranno mai essere cancellati. Perché i colpi di casco di cui i due ragazzi si sono autoaccusati sono costati la vita a Manuele Iacconi, trentaquattrenne meccanico di Piano di Mommio, e ferite gravi all’amico di lui Matteo Lasurdi.

Ieri mattina, di fronte al pubblico ministero del tribunale minorile di Firenze Benedetta Parducci, i due minorenni finiti in carcere con l’accusa di omicidio e tentato omicidio hanno raccontato la loro versione dei fatti. Per uno di loro, il presunto aggressore di Iacconi, si è trattato di una sostanziale conferma di quanto già affermato tempo fa in commissariato a Viareggio: il ragazzo - che è recluso in un carcere minorile a Roma - ha detto di aver chiesto soltanto una sigaretta a Iacconi, e quindi di non ritenersi responsabile della lite che si sarebbe scatenata dopo. Che sarebbe frutto, perciò, di un banale fraintendimento. Una lite a cui si sarebbe unito - secondo il suo racconto - anche Lasurdi, che era in auto con Iacconi. «A quel punto - afferma il ragazzo - è intervenuto Federico Bianchi (il 19enne indagato nella vicenda assieme ad Alessio Fialdini, ndr), per dividerci. Bianchi ha avuto una colluttazione sia con Iacconi che con Lasurdi».

Tra l’altro, il minorenne ha ribadito che quella sera non era assieme agli altri protagonisti della contesa, che per puro caso - a suo dire - sarebbero intervenuti. Ma quello che è avvenuto subito dopo resta poco chiaro. Anche se il giovane ha ammesso, ancora una volta, di aver raccolto un casco in terra (che a suo dire apparteneva a Bianchi) e di aver colpito ripetutamente Iacconi dietro l’auto delle due vittime. Poi, riacquistata un minimo di lucidità e resosi conto di quanto aveva fatto, è fuggito.

Alla fine del colloquio, il giovane ha chiesto di essere mandato nella comunità Exodus nelle Marche, che - come già affermato dai suoi legali Giacomo Ciardelli e Valentina Tognocchi - è un istituto correzionale dove si è reclusi non ospiti.

Per quanto riguarda, invece, l’altro minorenne (che è in carcere a Torino) per la prima volta ha parlato a un magistrato. La volta precedente, infatti, di fronte al giudice per le indagini preliminari si era avvalso della facoltà di non rispondere. Ma era chiaro che in un colloquio chiesto dai suoi stessi legali Giorgio Nicoletti e Paola Memmola le cose sarebbero andate diversamente.

Il ragazzo ha raccontato che si trovava nella piadineria vicina al luogo dell’aggressione, in via Coppino. «Quando sono uscito ho visto la zuffa, mi sono avvicinato e ho visto Bianchi che dava un pugno sul volto a Lasurdi». A quel punto - prosegue - il giovane dice di essersi intromesso e di essere stato colpito proprio da Lasurdi, molto probabilmente in maniera involontaria vista la concitazione del momento. «Ed è stato allora - ha confessato il minorenne - che l’ho colpito a una tempia con il casco».

Nessuno dei due giovani, tuttavia, accusa l’altro. Il ragazzo che ha colpito Lasurdi sostiene di aver visto Iacconi a terra pieno di sangue, con il suo aggressore vicino. A cui avrebbe consigliato di fuggire. «Lui è scappato a piedi, io in motorino. Potessi tornare indietro, non farei nulla di quanto ho fatto». Tutti e quattro gli avvocati presenteranno una memoria difensiva, in attesa che il pm valuti gli esiti dell’interrogatorio. Nessuna istanza di scarcerazione è stata presentata, in considerazione della gravità del fatto.

@matteotuccini

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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