Italia
Comune, giro di vite sul doppio lavoro di tutti i dipendenti
La relazione del Mef: un costo per il bilancio pubblico in rapporto a quanto invece era il guadagno dei singoli
VIAREGGIO. Contravvenire il divieto di svolgere attività di lavoro subordinato o autonomo, fuori dai casi in cui è previsto che l'amministrazione comunale autorizzi, o non comunicare che, essendo in part time con l'Ente pubblico, si è iniziato a lavorare per altri, o anche aver fornito informazioni non veritiere sugli incarichi assunti, sono tutti elementi che «costituiscono giusta causa del recesso del rapporto di lavoro». Secondo il nuovo Regolamento comunale sul doppio lavoro dei dipendenti, e sugli incarichi che gli stessi possono andare a ricoprire. È il giro di vite dato dal commissario prefettizio Valerio Massimo Romeo sulla scia degli illeciti portati a galla dall’indagine del ministero dell’economia che lo scorso anno - proprio in mezzo al Carnevale - mandò a Viareggio l’ispettore Luciano Cimbolini. Il quale con segno, nel luglio 2014, all’amministrazione Betti una voluminosa relazione senza appello, là dove prendeva in esame le indennità che i dipendenti comunali riscuotevano (grazie agli accordi sindacali) per servizi esterni che tali non potevano essere considerati (dai matrimoni a Villa Borbone, fino al lavoro dei vigili per le Fondazioni Carnevale e Pucciniano), ma anche le convenzioni che lo stesso Ente pubblico aveva firmato con le società partecipate, in particolare Mover e Viareggio Patrimonio.
Quest'ultima relativa - si legge nell'intestazione della stessa convenzione - "all'utilizzo di personale per la progettazione, la direzione lavori, le procedure di gara e gli adempimenti conseguenti per investimenti inseriti nel Piano operativo annuale della Viareggio Patrimonio". Così scrive Cimbolini a proposito della convenzione "madre" di tutti gli incarichi esterni : «Per quanto riguarda i compensi riconosciuti al personale comunale che svolge servizi generali in favore della Viareggio Patrimonio, va segnalato come detti emolumenti accessori vengano riconosciuti anche a personale con qualifica dirigenziale in chiaro contrasto con il principio di omnicomprensività del trattamento economico della dirigenza». Fin qui la normativa violata. Ma c’è, nelle parole di Cimbolini, anche un problema di conti che non tornano: «Va evidenziato come dagli atti esaminati si evinca una chiara sottostima dei costi generali sopportati del bilancio comunale in relazione all’attività svolta dai dipendenti in conto di terzi, a tutto favore, invece, degli emolumenti percepiti direttamente dai dipendenti stessi».
Appare lampante, dunque, come mai Romeo abbia messo mano al nuovo Regolamento. A cominciare dal fatto che «il personale dipendente non può assumere altri impieghi pubblici», a meno che non si tratti di persone con il 50% o meno del tempo pieno.
Il Regolamento comprende una lunga serie di condizioni che genero conflitto di interesse nel caso di incarico e/o prestazione lavorativa del dipendente pubblico. Alla lettera “g” anche la condizione in cui l’attività del dipendente finisca per «limitare l’organizzazione dei lavoro e la funzionalità dei servizi (in quanto per l’impegno richiesto non consentirebbero un tempestivo e puntuale svolgimento dei compiti di ufficio da parte del dipendente in relazione alle esigenze del servizio».
Gli incarichi esterni, nelle fattispecie previste dal nuovo Regolamento, non possono mai essere autorizzati se il lavoro in questione «assume un carattere di prevalenza economica rispetto al lavoro dipendente». Chi lavori per il Comune a tempo pieno, inoltre, «non può iscriversi ad albi professionali qualora specifiche leggi richiedano, come presupposto per l’iscrizione stessa, l’esercizio dell’attività libero-professionale». Che è comunque vietata dal Comune.
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