Il Tirreno

Versilia

Il dollaro forte aiuterà «Ma non ci basta ancora»

di Corrado Benzio
Il dollaro forte aiuterà «Ma non ci basta ancora»

L’ingegner Vincenzo Poerio (ad di Benetti) è appena tornato dagli Stati Uniti «La nostra azienda sta lavorando in tutti i siti produttivi da Viareggio a Livorno»

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VIAREGGIO. E’ appena tornato dagli Stati Uniti Vincenzo Poerio. L’ingegnere napoletano alla guida di Benetti è naturalmente ottimista su quel mercato. Mercè chiaramente le ultime notizie sul dollaro forte e la moneta europea debole.

«Speriamo che questa congiuntura monetaria ci aiuti – premette Poerio alla vigilia di Seatec, fiera in cui Azimut Benetti crede da sempre – già oggi gli Stati Uniti sono il mercato che assorbe il 30% della nostra produzione. Le cose, a questo punto, potrebbero andare meglio, e non soltanto per la nostra azienda».

E’ la vigilia di Seatec edizione numero 13. Come la vive il comparto della nautica?

«Credo che il 2015 potrà far segnare qualche dato positivo in più – Poerio non si spinge troppo avanti nell’analisi – ma i numeri restano quelli che conosciamo benissimo. La nautica italiana è passata da un fatturato complessivo di 6 miliardi di euro ai 2,8 (e forse meno) di questi ultimi anni. Qualcuno scende addirittura a 2,5 miliardi. Di cui perarltro solo Azimut-Benetti da un apporto di 750 milioni di euro di valore di produzione. Questo dà l’idea la situazione in cui ci siamo trovati».

Ma in questo momento se uno fa un giro per i vostri siti produttivi, e penso ad esempio a Viareggio, scopre che i vostri capannoni sono pieni di barche in costruzione. Non solo in Darsena ma anche nel comparto produttivo di Bicchio.

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«E’ vero stiamo lavorando a pieno ritmo. Ma va tenuto presente che noi stiamo costruendo alcune barche senza averle vendute. Immaginiamo, una volta terminate, di metterle sul mercato. Questo lo facciamo perchè ce lo possiamo permettere. Ovvero che abbiamo le spalle solide per fare questo tipo di politica commerciale. Vede il nostro gruppo è solido, ha commesse, quelle che rischia di non reggere è la componente sociale. Ovvero siamo costretti a chiedere sacrifici ai lavoratori. E questo lo facciamo con grande rispetto e sapendo che tutto questo ha costi sociali non indifferenti».

Vedo che siete a pieno regime anche alla Lusben sul fronte del refit. Ma soprattutto, le operazioni per i 3 megayacht da oltre 100 metri annunciati al salone di Cannes vanno avanti?

«La Lusben sta lavorando a pieno ritmo. Faremo refit anche a Livorno una volta che partirà il bando per la concessione dei bacini. Riguardo alle tre commesse per i megayacht da oltre 100 metri, sono partiti e stiamo lavorando a pieno ritmo a Livorno. Ripeto in un momento come questo non sono le commesse che mancano, ma l’idea che tutto si possa tenere: dai bilanci delle aziende fino alla occupazione. Uno scenario che non è facile da sostenere, soprattutto in un momento come questo».

In queste ultime ore il mondo della nautica italiana è ancora scoosso per le dimissioni di Massimo Perotti da presidente di Ucina. Perotti è il patron di Sanlorenzo, oggi terzo gruppo al mondo nella produzione di megayacht. Ucina è l’associazione di Confindustria che raccoglie i cantieri ed in generale tutte le attività produttive legate al diporto. Perotti era stato eletto meno di un anno fa. Cosa è successo? E’ noto che i rapporti con Vitelli e con Gavio (oggi patron di Baglietto e del cantiere Cerri) non erano particolarmente felici. E si parlava anzi di una seconda Ucina da costruire con l’appoggio dei due grandi cantieri. Lei come vede la questione?

«Molto semplice. Quando si diventa presidente di un’associazione che racchiude varie componenti, bisogna dimenticare di essere anche alla guida di un cantiere proprio. Tutto qui».

La battaglia condotta da Paolo Vitelli (e anche da Gavio) è sfociata lo scorso anno con l’abbandono della mostra nautica di Genova. Peraltro la prima guidata dallo stesso Perotti. Pensate che le condizioni siano cambiate, anche alla luce dell’addio di Perotti, e che da ottobre possiate riaprire il megastand nel porto di Genova.

«La battaglia fatta da Vitelli parte da lontano, da quando si iniziò a denunciare che i costi della partecipazione alla fiera stavano diventando non tanto troppo alti, bensì insostenibili da parte dei cantieri navali e degli espositori in genere. Una battaglia che in parte è stata vinta, con una riduzione dei costi. Poi è esploso il problema del mercato italiano. A genova vengono solo possibili acquirenti solo italiani. E allora noi che fatturiamo nel mercato domestico solo il 2% del fatturato perchè dobbiamo spostarci in massa a Genova? Purtroppo Genova soffre la concorrenza dei primi due saloni della stagione, sia di Cannes per un verso, sia di Montecarlo per un altro. Dove troviamo i probabili acquirenti esteri, che - piaccia o no – vengono più volentieri in Costa Azzurra. Detto tutto questo e visto che le cose non sono cambiate, al momento la nostra partecipazione al salone di Genova del 2015 non è prevista».

Invece credete molto in Seatec ed in Yare, come possibile alternativa a Genova. Su due fronti diversi: componentistica e refit.

«E’ un ragionamento che ho già fatto. Il refit, o comunque l’aftersale, quello che c’è dopo la vendita di una barca, è fondamentale in questo momento. Perchè in un momento di stasi del nuovo, è ossigeno importante. E non è, si badi bene, assolutamente un ripiego. Significa inventare lavori, correre a cercare le commesse, giocare sui costi per presentare offerte competitive».

Basta questo?

«No, per niente. Il refit significa che un intero sistema funzioni. La Francia non costruisce grandi yacht, ma fa molto refit. Il motivo è banale: tante navi da diporto stazionano in Costa Azzurra. Perchè dovrebbero spostarsi da noi. E allora qui subentra la filiera completa o meglio un gioco di squadra nazionale. E’ necessario che dagli approdi ai cantieri tutti si lavori per lo stesso obbiettivo: accoglienza e professionalità».

Voi su questo fronte puntate molto sui comandanti?

«Bisogna che i comandanti abbiano fiducia nel cantiere dove portano la barca. E allora quella fiducia può nascere da un contatto continuo, dalla conoscenza. Per questo i comandanti sono i benvenuti a Yare, perchè vogliamo che ci conoscano e poi, magari, che ci apprezzano».

E’ chiaro che si parla di capitani –per la maggior parte anglosassoni – che giudano e comandano megayacht, ovvero barche che quando si fermano al pit stop spendono milioni di euro. Fra le barche che recentemente hanno fatto check up c’è la barca di Bud Spencer, ma anche quella dello stilista Valentino, il famoso TM Blue One, realizzato 30 anni a Viareggio da Picchiotti e da allora sempre ormeggiato alla banchina di Fucile.

«Guardi che l’aftersale, dati alla m ano può garantire e generare fino ad un terzo del valore della barca. Questo per dare l’idea di quanto valga il settore e di quanto sia appetito in tutto il Mediterraneo».

Ma Poerio ribadisce un concetto a lui chiaro, meno forse al settore.

«E’ necessaria la massima coesione fra le componenti della nautica, nella quale io inserisco anche gli approdi. E’ il sistema nautica Italia che deve avere identica qualità ma anche unità di intenti. Questo è importante».

Vedremo se a Yare, che nel pacchetto delle mostre che apriranno la settimana prossima è dedicata al refit, ci sarà l’occasione per fare un punto.

Intanto la Fiera di Carrara annuncia – come leggerete in altra pagina – l’arrivo di un centinaio di comandanti che hanno barche in tutto il Mediterraneo. Che è il mare più bello e navigabile del mondo. Oggi sei Grecia, due giorni dopo a Capri. Ed il terzo già in Francia.

Ci ricordassimo anche questo saremmo veramente un grande paese. Sulla terra ferma ma soprattutto in mare.

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