Il Tirreno

Versilia

Viareggio porto, istanza di fallimento di Dinelli

di Donatella Francesconi
Viareggio porto, istanza di fallimento di Dinelli

L’imprenditore edile chiede il pagamento di poco più di centomila euro per i lavori a bar e ristorante mai aperti all’approdo di Torre del Lago

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VIAREGGIO. C’è un’istanza di fallimento nell’immediato futuro della Viareggio porto. È quella presentata da Stefano Dinelli, titolare della “Dinelli costruzioni”, personaggio molto noto in città in quanto ex patron dell’”Esperia calcio”. Poco più di centomila euro (136.000) la cifra che la società del Comune deve a Dinelli per i lavori di costruzione di bar e ristorante del porticciolo di Torre del Lago, finito anche in un’inchiesta della Procura con relativo sequestro (e poi dissequestro) della struttura. L’udienza davanti al giudice delegato è fissata per il 9 febbraio: «Presenteremo un concordato in bianco», annuncia Arabella Ventura, liquidatore della Viareggio porto. Ovvero un ricorso al Tribunale dove si esprime la volontà di presentare una proposta ed un piano ai creditori, ma riservandosi di depositare i documenti e la attestazione entro il termine che il Tribunale stesso assegnerà. Il debitore entro tale termine può valutare e negoziare il piano, eventualmente anche convertendolo in un accordo di ristrutturazione dei debiti.

«Obbligo primario del liquidatore- spiega Ventura - è pagare i debiti nell’ordine di privilegio. E i 136.000 euro in questione non sono un credito privilegiato. Tra l’altro voglio ricordare che la procedura concorsuale ha costi molto elevati che graveranno sulla società partecipata interamente dal Comune al dissesto. Mi pare proprio che siamo di fronte ad una ripicca...». Un’affermazione che Ventura conferma con queste parole: «Avevo portato lo stralcio del credito e mi hanno risposto con l’istanza di fallimento».

In questi giorni (la richiesta di Dinelli è del 22 gennaio), Ventura ha valutato con la Autorità portuale «tutti gli scenari possibili». Perché - continua il liquidatore - «se trovassimo un partner potremmo ancora evitare il concordato tramite un Piano di risanamento, come prevede la legge». Gli scenari ai quali stanno lavorando Ventura ed il commissario prefettizio, Valerio Massimo Romeo, sono un affitto della Viareggio porto o la cessione della gestione. In entrambi i casi il percorso scelto dovrà passare dal Comitato portuale (per l’applicazione degli articoli del Codice della navigazione relativi). Tanto che Ventura commenta: «Quale che sia la scelta, il concordato della Viareggio porto è nelle mani dell’Autorità portuale...».

In realtà l’interessamento di un privato c’era: «Si era fatto avanti qualcuno - conclude così il liquidatore - nell’ottica di un bando pubblico che avrebbe dovuto esserci. Poi è arrivata l’istanza di fallimento ed è saltato tutto...». Alla domanda se si trattasse di un cantiere, Ventura risponde un no deciso. Ma su tutto questo scenario - è bene ricordarlo - aleggia la gara per la vendita delle azioni della Viareggio porto che il Comune, a fine 2013, si era impegnato a bandire quanto prima, come da transazione firmata dal notaio con l’ex socio privato Ferragamo che deve ancora avere dieci milioni. Il “quanto prima” è diventato “mai” e c’è da capire che ne pensi il creditore ex socio di tutti i passaggi prospettati fin qui, nessuno dei quali è in grado - almeno al momento - di mettere insieme la cifra in questione.

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