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Versilia

I resti di Falorni trovati dalle formiche

I resti di Falorni trovati dalle formiche

Il fratello ricorda quei giorni passati a cercare tra le macerie: «Ne è rimasto un pezzo di ginocchio»

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VIAREGGIO. Se di Andrea Falorni, il motociclista “Scarburato” sposato con “Pulce” (Maria Luisa Carmazzi) si è trovato un reperto è stato solo per le formiche. Eccola qui, la strage di Viareggio, il disastro ferroviario da trentadue vittime. Qui nelle parole di Silvano Falorni, fratello di Andrea. Che non ha accettato il risarcimento offerto dalle assicurazioni perché - spiega in aula - «voglio arrivare in fondo al processo e deve essere il giudice a stabilire quanto mi spetta». Le stesse parole che, dopo di lui, pronuncerà Andrea Maccioni: «Non ho accettato perché dentro il risarcimento ci sono precise responsabilità e queste solo il Tribunale può accertarle...».

Silvano racconta i giorni successivi alla tragedia, quando di suo fratello non c’erano tracce: «Cominciammo a rovistare le macerie sotto il cavalcavia, che erano sequestrate. Furono rigirate per ben due volte con una benna e con le mani si scavava per cercare un resto...Setacciammo con gli stacci per la polenta. Per due giorni. Poi arrivarono i cani, da Genova». Ma fu la scia di formiche ad indicare dove cercare: «Il reperto trovato fu mandato a Roma con il Dna dei miei genitori. Qualche giorno dopo fui chiamato dal dirigente del commissariato, Leopoldo Laricchia: mi confermò che i resti erano di mia fratello. E mi chiese se volevamo continuare la ricerca. Lui avrebbe fatto dragare anche il Burlamacca, vista la posizione del reperto trovato. Ma si decise di interrompere di comune accordo».

La voce di Silvano si spezza più volte: «Scusate...», dice rivolto ai giudici. «Stia tranquillo, non si preoccupi per noi», risponde il presidente del Collegio, Gerardo Boragine, visibilmente scosso come pure i suoi colleghi. «Andai all’obitorio per il riconoscimento», conclude Falorni: «Guardai il reperto che le formiche avevano trovato...Un pezzo di ginocchio, un pezzo di tibia con dei brandelli di carne...Questo è quello che è rimasto di mio fratello» . (d.f.)

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