Guai al primo corso? Una costante nella storia dell’evento
VIAREGGIO. Ce la faranno i nostri carristi a finire in tempo? Diciamocelo, c’è chi tifa per il no. Per aver qualcosa contro cui puntare il dito durante il primo corso. E ancora per aver qualche cosa...
VIAREGGIO. Ce la faranno i nostri carristi a finire in tempo? Diciamocelo, c’è chi tifa per il no. Per aver qualcosa contro cui puntare il dito durante il primo corso. E ancora per aver qualche cosa di cui stupirsi in occasione del secondo. In qualche modo fare le pulci al carrista, cercare con vena polemica quello che non va, fa parte del modo viareggino di vivere la manifestazione. Del resto la storia del Carnevale di Viareggio legittima questa attenzione ai tempi con i quali i maghi della cartapesta realizzano le loro opere. E a rispolverare un po’ di episodi di clamorosi ritardi è un esperto della materia, Renzo Pieraccini, interpellato sul punto dal Tirreno. Pieraccini, autore tra le altre cose con Alfredo Grossi de L’Enciclopedia del Carnevale di Viareggio (ed. Cinquemarzo), il primo e-book che racconta anno dopo anno le imprese dei maestri costruttori, cita alcuni esempi. Intanto quello del 1961: anche a causa dell’incendio degli hangar del Carnevale e della costruzione in tutta fretta di quelli nuovi alcuni carristi nhon riescono ad ultimare le proprie costruzioni e così Vannucci e Musetti non sfilano durate il primo corso mascherato. «Nel 1962 - continua Pieraccini - è D’Arliano a non uscire per il primo corso con il carro “Fiesta a Bordo”. Nel 1968 per un grosso problema alla struttura non riesce a sfilare e si ferma al Royal il carro “Quel mazzolin di fiori” di Arnaldo Galli». Più di recente «nel 1995 è “Bomba o non bomba” di Alessandrini ad avere un problema tecnico e fermarsi poco dopo il via al primo corso tanto che anche la cartolina della costruzione è stata realizzata con il carro fermo». (v.l.)
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