Il Tirreno

Versilia

Riapre il Garibaldino, riparte la storia

di Corrado Benzio
Riapre il Garibaldino, riparte la storia

Lo frequentavano Mastroianni e Pelè, Annigoni e Delia Scala. Ma dovrà cambiare insegna: il marchio è registrato

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VIAREGGIO. Quando entrò Marcello Mastroianni, la cameriera non disse come Anitona nostra alla Fontana di Trevi («Marcello come here»), ma fece cadere i piatti che aveva in mano. Tutti. L’emozione fu forte nel vedere il Bel Marcello entrare nel locale. Erano gli anni Sessanta, Mastroianni era reduce dalla Dolce Vita e da Divorzio all’italiana. E Viareggio viveva le stagioni più belle.

E personaggi come Mastroianni partivano da Castiglioncello, dove avevano casa, per venire a cena in Versilia e magari finire la serata in Capannina o alla Bussola.

Una stagione irripetibile anche per il Garibaldino, tipicissima trattoria all’inizio di via Fratti. Una fama fatta di pesce fresco, cacciucco e grandi fritti. Quando l’unico vero vino commestibile era il Montecarlo Bianco ed il Lacrima d’Arno di Ruffino.

Chiuso da tempo – ecco la novità – entro un mese il Garibaldino riaprirà. Una bella notizia per Viareggio, soprattutto perchè l’operazione è portata avanti da Daniele Pagnini, giovane ma già ristoratore di lungo corso. Pagnini ha guidato a lungo con il cugino il ristorante Miro alla Lanterna in via Coppino. Lasciatolo 5 anni fa per un altro lavoro, ora riparte dalla ristorazione. Ha fatto le cose in grande per ripartire da questo locale storico, ma una operazione non gli è riuscita. Il Garibaldino nascerà allo stesso numero civico, negli stessi ambienti, ma avrà un’insegna diversa.

«Il nome Garibaldino – spiega Pagnini – è stato registrato dal vecchio proprietario. Che chiede una cifra che in questo momento non sono disposto a concedere».

Sulla nuova insegna c’è il top secret. Ma di certo tutto il resto dovrebbe viaggiare come una volta. Intanto il restauro del locale – in molti lo ricordano – fatto di sale e salette ha portato alla luce un affresco, anzi una natura morta di Pietro Annigoni, grande pittore iperrealista degli anni Cinquanta. Lui frequentava la Versilia e il Garibaldino.

Il locale ha fatto veramente la storia ed il costume di questa città. Andando a memoria ricordiamo che all’interno c’era un pallone di cuoio firmato da Edson Arantes do Nascimento, in arte Pelè.

Parlando di cose meno allegre, c’era anche un menù firmato da tutti i giornalisti che calarono a Viareggio nell’inverno del 1969 quando esplose il caso (poi delitto) Lavorini.

«Tutto il giorno – ricordava Marco Nozza, grande inviato del Giorno oggi scomparso – si correva a destra e a manca in Versilia a caccia di notizie, poi la sera, dopo avere scritto e dettato i pezzi, si cenava al Garibaldino». L’hotel di riferimento per inviati e cameramen della Rai (al tempo c’era solo la Tv di Stato) era invece l’Astor che era appena stato inaugurato nella nuova struttura che aveva sostituito il vecchio hotel liberty.

Paglini ha grandi idee e qualche sorpresa. Di sicuro il locale starà aperto mattina e sera, giocando sul pesce ma senza precludersi a carne e piatti vegetariani. Niente pizza, invece, come negli ultimi giorni del vecchio Garibaldino. E peccato per quel nome che non tornerà nell’insegna in via Fratti.

In quegli anni parliamo dai Cinquanta ai Sessanta, intorno al mercato non mancavano le trattorie col buon pesce. Nomi veramente storici.

C’era il Garibaldino e come dirimpettaio Bombetta (quando Fabio Canova chiuse pochi anni fa c’erano la banda e la Rai a salutare il suo cacciucco). Poco lontano il 103, oggi diventato osteria Trinchetto. E che dire delle trattorie Ciolli e del Fedi. Ha resistito Giorgio con Guido Lombardi che non demorde. E’ rinato Buonamico dopo qualche avventura imprenditoriale andata male, grazie alla gestione Barsotti. Regge ancora Pino, il re della Catalana.

Viareggio, ce lo scordiamo ma è così, è da sempre una delle capitali nazionali della cucina di pesce (l’altro giorno in un locale di Empoli si leggeva sul menù: gnocchi freschi alla trabaccolara. Ormai l’abbiamo esportata..). E l’elenco dei ristoranti che negli anni hanno ottenuto la stella Michelin è lungo. Da Tito del Molo al Montecatini, da Romano all’Oca Bianca, dal Buonamico ad Henry. Oggi in città primeggia il Piccolo Principe del Principe di Piemonte con le sue due stelle. Ma la storia della nostra cucina l’hanno fatta anche Bonelli e Gusmano, il Margherita sotto la gestione di Francesco Giusti e il Mirage, Rugantino (oggi il Buonumore) e il Puntodivino.

Per questo bentornato Garibaldino (anche se non si chiamerà più così).

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