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Riforma delle spiagge, scoppia il caso battigia
Il Governo: a riva si deve sempre consentire il passaggio e la sosta di tutti. I balneari: vogliono decapitarci prevedendo zone gratis di fronte ai bagni
VIAREGGIO. Sette parole, e scoppia il putiferio. Sono quelle contenute nell’ultima bozza di disegno di legge che dovrà riassegnare le concessioni delle spiagge, testo peraltro mai confermato ufficialmente dal Governo (così come gli altri). Ebbene nella bozza, all’articolo 1, si parla di diritto libero e gratuito di chiunque, oltre che all’accesso, anche alla «fruizione della battigia, anche ai fini della balneazione». Una dizione che, secondo Vincenzo Lardinelli (presidente nazionale del sindacato balneare Fiba Confesercenti) «è una trappola inserita da qualcuno che non ci vuole bene».
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Il casus belli. Il perché di questa lettura negativa è presto detto. Secondo il Codice della navigazione, i cinque metri di riva di fronte all’acqua - appunto la battigia - devono essere sempre sgombri, anche per motivi di sicurezza. In particolare, per consentire il passaggio dei bagnanti - tutti, non solo i clienti degli stabilimenti - e degli eventuali soccorsi in mare (mezzi e uomini) in caso di bisogno. Questo vale sia per le spiagge libere che per quelle assegnate in concessione ai privati. Ma nel documento del Governo si fa un passo ulteriore, spiegando che quello spazio deve essere fruibile anche a scopo turistico, cioè per la balneazione. Di conseguenza, chiunque voglia sostarvi liberamente e in maniera gratuita per godersi la spiaggia - secondo il testo del Governo - potrà farlo.
L’ira dei balneari. Secondo i concessionari, questo passaggio è tutt’altro che scontato. E comporta una specie di “decapitazione” dello stabilimento balneare. «L’impressione - spiega Lardinelli - è che si tragga ispirazione dalle spiagge argentine, come a Mar del Plata. Lì gli stabilimenti sono recintati sul lato oceano, e di conseguenza chiunque può avere accesso al fronte acqua del bagno, senza dover pagare. Può sfruttare, insomma, la zona antistante la concessione non solo per passare, ma anche per sostare. Questa disciplina, tuttavia, è dovuta al fatto che l’oceano “mangia” spesso la spiaggia, e quindi va prevista una zona franca che non può essere data in concessione, perché può essere occupata dall’acqua». In Italia, e in Versilia in particolare, secondo Lardinelli «non si può prevedere una zona franca che, nei fatti, creerebbe una fascia di spiaggia libera di fronte a ogni bagno».
L’incontro del 13 col Governo. Anche di questo si parlerà nell’incontro con il Governo, previsto per martedì 13 (alle 10,30) nella sede del ministero dei Beni culturali e del turismo a Roma. Un confronto col sottosegretario Francesca Barracciu, a cui sono stati invitati i sindacati balneari (Lardinelli per Fiba, Riccardo Borgo per il Sib-Confcommercio, Cristiano Tomei per la Cna-balneatori, Fabrizio Licordari per Assobalneari-Confindustria e Giorgio Mussoni per Oasi Confartigianato). Tante le domande sul tavolo: davvero il Governo vuole le aste delle spiagge dal 2017? Oppure si sta lavorando a una proroga ulteriore delle concessioni demaniali, che consenta di rinviare la questione Bolkestein almeno fino al 2022? Nella bozza di cui parliamo sopra, oltre a prevedere un rincaro dei canoni superiore in media del 100% si afferma che le concessioni demaniali dovranno durare dai sei ai vent’anni. E che nella procedura di selezione delle offerte per la gestione saranno valutati gli investimenti proposti. Investimenti che, sempre secondo la bozza, sarebbero decisivi anche per l’eventuale, nuova proroga che sarebbe concessa ai balneari: dai due agli otto anni. Già, ma a partire da quale anno? Se il Tar della Lombardia, dopo aver ricevuto il parere della Corte di giustizia europea, dichiarerà illegittima la proroga delle concessioni demaniali al 2020, si tornerà alla scadenza originaria del 31 dicembre 2015. In caso contrario, si rimarrà fermi sul 2020. E da lì partirà il percorso che - nelle intenzioni dell’Esecutivo - riassegnerà le spiagge.
Il presidio di protesta. In occasione dell’incontro con l’Esecutivo i balneari saranno presenti a Roma con un presidio. Così il leader Emiliano Favilla: «I sindacati non ci hanno ancora concesso una sede, vedremo. Se nessun sindacato ci metterà democraticamente a disposizione i propri locali per tenere l’assemblea, vedremo comunque se presentarci ugualmente davanti ad una sede sindacale nazionale. E fare così l’assemblea all’esterno».
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