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Versilia chiusa per le festività natalizie

Valentina Landucci
Versilia chiusa per le festività natalizie

Aperto solo un hotel su dieci. Corchia (Federalberghi): «Colpa della crisi ma anche della storica pigrizia della categoria»

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FORTE DEI MARMI. La cartolina di questo Capodanno in Versilia potrebbe essere questa: il lungomare di Forte dei Marmi scintillante di luci di Natale e poco più in là il prestigioso hotel Byron chiuso. Ma lo stesso si potrebbe dire del Negresco, per restare a Forte dei Marmi, dell’albergo Pietrasanta nel cuore della Piccola Atene e per una miriade di altre strutture, anche di qualità, tra Marina, Lido e Viareggio. La stima? In Versilia per le festività natalizie «sono rimasti aperti poco meno di 30 hotel di un certo prestigio» fa sapere il presidente di Federalberghi Toscana, Paolo Corchia. Circa uno su dieci, insomma. E a rinunciare a pranzi e cenoni sono stati anche alcuni noti ristoranti e locali. Tanto da poter affermare che la Versilia è chiusa per le feste. E non c’è da lamentarsi se poi i turisti non arrivano.

La tendenza a non aprire tra Natale e Befana non è nuova. Ma il fenomeno è in costante crescita da qualche anno a questa parte. E desta preoccupazione anche tra gli addetti ai lavori come conferma Corchia. Anche lui in prima persona si è trovato a dover decidere se aprire o meno una delle strutture di proprietà della famiglia. E le motivazioni sono molteplici: la crisi che suggerisce a molti italiani di festeggiare in casa piuttosto che in qualche località per le vacanze, l’incertezza per il futuro che a Forte dei Marmi si traduce anzitutto nelle difficoltà che vive il mercato russo, la “storica pigrizia” come la definisce Corchia della categoria che non investe sulla destagionalizzazione, ma talvolta anche le difficoltà poste dalla burocrazia degli enti locali a investire e insieme la scarsa offerta - in termini di eventi culturali, manifestazioni e spettacoli - del territorio.

«Le responsabilità sono di tutti - spiega Corchia - anche di noi albergatori. C’è da dire che chi è rimasto aperto è stato premiato, le prenotazioni non sono mancate anche se l’offerta del territorio non era eccezionale. Lo sforzo di Forte dei Marmi è stato notevole e ho visto un bel movimento in giro anche se prevalentemente di proprietari di ville. È vero però che se si vuole destagionalizzare occorre fare altro. Intanto investire in cultura e manifestazioni: senza voler fare alcuna polemica mi pare di poter dire che non basta Jerry Calà. In più occorre riqualificare le nostre strutture con spa, piscine riscaldate, solarium aperti anche d’inverno negli stabilimenti balneari. Possibilità, queste, che spesso non vengono date da chi amministra».

Nel merito delle chiusure di Capodanno il presidente di Federalberghi attribuisce una parte delle responsabilità anche alle incertezze per il futuro. «Ci preoccupa molto la crisi del mercato russo - spiega - che per noi è importante e strategico».

Ma c’è anche un tema costi e infrastrutture da non sottovalutare come sottolinea Roberta Palmerini del Consorzio di promozione turistica di Camaiore. «Gli hotel a Lido chiudono per le festività natalizie perché è il periodo in cui si lavora meno - afferma - o semplicemente perché non hanno il riscaldamento e volgono solo un’attività stagionale. Restare aperti? Si può ma i costi del riscaldamento di un ambiente come un hotel anche solo per una notte vengono poi coperti dagli incassi?». La domanda è retorica, la risposta è chiaramente no visto il numero di alberghi aperti in questi giorni. «Il tema di fondo - conclude Palmerini - resta comunque quello delle disponibilità economiche dei turisti: con la crisi spendono sempre meno ed è difficile che possano permettersi cifre significative, tra hotel e cenoni, per un solo giorno o poco più di vacanza».

E se a Lido gli incentivi a restare aperti sono pochi a Viareggio, a quanto pare, ancora meno: non solo c’è la crisi ma anche una tassa di soggiorno quasi proibitiva per il turista medio (4 euro a notte in un 3 stelle). Lo conferma la presidente della categoria, Elisabetta Bellotti: «Il mio hotel è tra i pochi rimasti aperti a Capodanno e avevo solo due camere libere - racconta - proprio il 31 si è presentata una famiglia, due adulti e un ragazzo, per prenotare una stanza: quando hanno saputo il costo della tassa di soggiorno hanno preferito andarsene. E quello che è accaduto a me sta succedendo a tanti altri».

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