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Matteo, il superstite «E ora li si giudichi senza attenuanti»

Matteo, il superstite «E ora li si giudichi senza attenuanti»

Anche Lasurdi fu colpito col casco: è vivo per miracolo La famiglia Iacconi, invece, preferisce non fare commenti

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VIAREGGIO. La notte di Halloween era insieme a Manuele Iacconi. E come l’amico morto, anche lui - lo hanno confermato gli investigatori durante la conferenza stampa di ieri mattina - è stato colpito violentemente e ripetutamente alla testa con il casco da moto. È salvo per miracolo, Matteo Lasurdi. In quell’aggressione ha riportato, oltre a ferite alla testa, la frattura dello zigomo e per questo è stato sottoposto a un intervento chirurgico.

«In pratica non ricordo quasi nulla di quella notte - dice - credevo addirittura che fossimo stati coinvolti in un incidente stradale. Quando poi ho ripreso conoscenza, ho appreso che eravamo stati protagonisti di una violenza inaudita e senza un perché».

L’arresto dei due minorenni lo commenta così: «A questo punto mi aspetto che rispondano delle loro gravi responsabilità e che non ci siano attenuanti solo per il fatto che sono minorenni. A diciassette anni io lavoravo e i miei genitori se non mi fossi comportato bene mi avrebbero punito severamente. Il mio amico Manuele non c’è più e io la notte non riesco più a dormire, io che prima riuscivo a prendere sonno anche su una panchina. Questa brutta esperienza non la potrò più dimenticare, me la porterò dentro di me per sempre. Ci sono poi anche gli altri che facevano parte del gruppo di ragazzi che ci ha aggredito e nei cui confronti non state ancora presi provvedimenti. Io da quella sera non sono più potuto tornare a lavorare nella ditta di giardinaggio che ho da quattro anni. Ci sono cose peggiori a questo punto a cui pensare, però a causa di questa vicenda sono ancora convalescente, ed è difficile ogni giorno che passa riuscire a comprendere perché sia accaduta una cosa del genere. Non c’è stato un motivo che giustificasse la reazione di quel gruppo. Avevamo trascorso la serata come tante altre volte, tra amici in Darsena. Stavamo facendo ritorno a casa quando il semaforo rosso in via Coppino ci ha costretto a fermarci, ed è lì che avvenuto l’imponderabile. In pochi attimi è stato colpito violentemente Manuele e ridotto in coma e hanno colpito anche me. Al nostro posto poteva esserci chiunque. Lo ripeto: mi auguro che non siano concesse attenuanti a un comportamento del genere».

La famiglia di Manuele Iacconi, il cui comportamento è stato elogiato anche da parte della dirigente del Commissariato di Polizia Rosaria Gallucci, non ha voluto commentare l'esito di questa prima parte delle indagini. Fin dal primo momento hanno voluto sottolineare il fatto di avere piena fiducia sugli inquirenti e di volere giustizia, non vendetta».

Roy Lepore

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