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Lo hanno massacrato senza una ragione
Il pestaggio a morte di Iacconi privo di ogni motivazione Il reo confesso ha ucciso Manuele, l’altro ha picchiato l’amico
VIAREGGIO. Uno ha massacrato Manuele Iacconi a colpi di casco, picchiandolo con calci e botte anche quando era disteso a terra e riducendolo così in fin di vita. L'altro ha fatto la stessa cosa con Matteo Lasurdi, colpendolo ripetutamente con un altro casco e rischiando di fargli fare la stessa fine. Adesso i due protagonisti principali dell'efferato omicidio del trentaquatteenne meccanico di Piano di Mommio sono finalmente agli arresti. Dopo quasi cinquanta giorni dalla brutale aggressione consumatasi in via Coppino la notte di Halloween, il Tribunale per i minori di Firenze ha infatti deciso che i due diciassettenni di Viareggio che hanno ucciso senza motivo un uomo mai visto né conosciuto e che ha avuto l'unico torto di passare nel posto sbagliato al momento sbagliato, non trascorreranno il Natale nelle loro abitazioni. Bensì in due distinti istituti minorili di pena: a Roma il diciassettenne che ha ucciso Manuele e che quattro giorni dopo l'aggressione si è autoaccusato di tutto cercando di coprire gli altri componenti della banda; a Torino il coetaneo che invece ha selvaggiamente picchiato Matteo. Per entrambi il reato contestato dai giudici è lo stesso – omicidio e tentato omicidio in concorso con l'aggravante dei futili motivi – ma è chiaro che per i due il profilo delle responsabilità è sensibilmente diverso.
Massacrato senza un motivo. Nel ricostruire quella folle notte durante la conferenza stampa nel corso della quale sono stati illustrati gli arresti, il capo della polizia di Viareggio Rosaria Gallucci ha sottolineato la crudeltà dei due minori. «Tutto è nato da una banalissima discussione legata alla viabilità». I due arrestati erano infatti lungo la via Coppino e stavano rallentando il traffico. Di fronte alle proteste di Iacconi e dell'amico che si trovava in macchina con lui, è scoppiata la lite. Tutto si sarebbe probabilmente concluso lì se la macchina dove si trovava Iacconi non fosse rimasta in coda al semaforo con la via Oberdan. E' in quel momento che il gruppo di ragazzi di cui facevano parte anche i due arrestati si è avvicinato alla vettura. Quando Iacconi e Lasurdi sono scesi dall'auto, li hanno massacrati con i caschi che avevano con sé (nel corso delle indagini ne sono stati sequestrati quattro, ora al vaglio della polizia scientifica). E i due diciassettenni non si sono fermati neppure quando le loro vittime erano ormai a terra, colpendole ripetutamente e senza alcuna pietà con calci al corpo e alla testa. Iacconi ha subito perso conoscenza, è andato in coma ed è morto quaranta giorni più tardi nel reparto di rianimazione dell'ospedale di Livorno. Lasurdi ha invece perso conoscenza, ma fortunatamente è riuscito a salvarsi.
Non erano da soli. Malgrado il disperato tentativo di accolarsi tutte le colpe da parte di uno dei due minorenni coinvolti – quello che è poi risultato essere l'assassino di Iacconi – l'azione ha coinvolto più persone. «La tardiva confessione di uno dei due minorenni – spiega ancora Rosaria Gallucci – non ci ha mai convinto. Troppe cose non tornavano con le testimonianze raccolte e con le immagini catturate dalle telecamere di sicurezza presenti nei pressi del luogo dell'omicidio».
Oltre all'altro minorenne arrestato, ruoli attivi sono stati ricoperti da almeno altri due giovani del gruppo: Federico Bianchi, 19 anni, anche lui residente al quartiere Varignano, e Alessio Fialdini, diciotto anni, domiciliato a Torre del Lago. Anche se al momento i due sono riusciti ad evitare il carcere (ma saranno nuovamente interrogati nei prossimi giorni), su entrambi pesa ancora l'accusa di omicidio e tentato omicidio in concorso, anche se sembra essere ormai certo che non sono stati materialmente loro due a massacrare di colpi Iacconi e Lasurdi. E fra le righe il capo della polizia lascia intuire che nuovi componenti della banda, sia pure con responsabilità meno pesanti, potrebbero presto essere chiamati a rispondere di quanto accaduto la notte di Halloween. «Le indagini sono tutt'altro che concluse...», spiega ancora la dirigente del commissariato di Viareggio.
Prove schiaccianti. Dopo un mese e mezzo di indagini, gli uomini della squadra anticrimine hanno raccolto una serie importante di testimonianze e riscontri a supporto dell'inchiesta. La maggior parte sono frutto di testimonianze raccolte fra coloro che hanno assistito al pestaggio – in parte subito dopo l'aggressione e in parte nei giorni successivi – e che hanno permesso di dare un nome e un volto ai principali componenti della banda. «Il quadro che ne è emerso – spiega ancora la dottoressa Gallucci – ha permesso di fare chiarezza sulle responsabilità dei due minorenni».
Nessuna provocazione. Dalle testimonianze raccolte, poi, sembra escluso un altro contestato passaggio della ricostruzione fatta dal diciassettenne durante la confessione. Ovvero che Manuele Iacconi avesse inizialmente aggredito l'omicida, provocandone in qualche modo una reazione. E alleggerendo, nel caso, la posizione del minorenne. «Ma la vittima non ha avuto neppure il tempo di accennare una reazione»,.
Claudio Vecoli
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