Il Tirreno

Versilia

Strage, la difesa tenta l’affondo con troppi errori

di Donatella Francesconi
Strage, la difesa tenta l’affondo con troppi errori

L’avvocato Stile, difensore di Elia (ad di Rfi), interroga il consulente della Procura mostrando una relazione che non è firmata da Paolo Toni ma dalla Polfer

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VIAREGGIO. “Relazione del professor Paolo Toni, 12 aprile 2012...”, lo schermo nell’aula del Polo fieristico si illumina della slide mostrata da Alfonso Maria Stile, avvocato del Foro di Napoli che difende, nel processo per la strage di Viareggio, Mario Michele Elia, ieri amministratore delegato di Rfi, oggi ad del Gruppo Ferrovie. «Quella relazione non è mia...»: sul banco dei testimoni siede ancora Paolo Toni, ingegnere e consulente della Procura di Lucca che schiera, per l’accusa, i sostituti Procuratori Giuseppe Amodeo e Salvatore Giannino. Entrambi interrompono l’esame del test da parte dell’accusa. Perché la slide e la relazione, in effetti, sono sì negli atti della Procura, ma appartengono al lavoro di Angelo Laurino, l’ispettore superiore della Polfer che ha svolto le indagini sul disastro ferroviario, insieme ai colleghi chiamati sui binari di Viareggio dal procuratore capo, Aldo Cicala.

L’avvocato Stile, professore emerito di diritto penale, tira il freno a mano, lascia l’aula, poi rientra senza riprendere il filo dell’esame di Toni.

La difesa tenta l’affondo anche con Gaetano Scalise, avvocato del Foro di Roma. Il liceo Scientifico frequentato ormai qualche anno fa, come ricorda lo stesso Scalise, non lo aiuta a maneggiare la fisica con la disinvoltura che vorrebbe dimostrare. Scalise prova e riprova a mettere in luce incongruità tra la prima relazione del professor Toni (pre incidente probatorio) e la seconda (post). Al centro del contendere c’è ancora lo squarcio nella cisterna carica di Gpl e l’oggetto che l’ha provocato: un picchetto di regolazione delle curve per la Procura, un pezzo dello scambio (zampa di lepre) per Ferrovie. Evidentemente l’avvocato ha dimenticato di guardare, tra gli atti della Procura, il video del 10 luglio 2009. Siamo in fase di rimozione della cisterna e Toni illustra lo squarcio, ben visibile quando la cisterna viene alzata e ruotata: «Guardate, si vede molto molto bene la deformazione dovuta allo strisciamento sul picchetto e purtroppo la piccola apertura, taglio proprio, tipo coltello sulla parte anteriore, superiormente, dell’impronta di strisciamento del picchetto. L’impronta è di una chiarezza impressionante, credo che non ci siano dubbi sulla dinamica dell’apertura». Cinque anni e mezzo dopo, nel rispondere alle multiformi domande di Scalise - tenute a bada con grande equilibrio dal presidente del Collegio, Gerardo Boragine - Toni usa queste parole: «Lo spigolo del picchetto 24 era l’unico abraso, sbriciolato, lucido: chi può averlo fatto se non la cisterna?». Chiarezza di misure e riscontri, contro i falli di confusione di una difesa che cerca il gol strabiliante (l’asse ungherese, le frecce colorate di Scalise sulle foto, le pagine Facebook dei testimoni), ma per il momento ha colpito tanti pali.

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