Il presidio
«Renzi, nessuna prescrizione per Viareggio»
I familiari delle vittime depongono le magliette con i volti dei propri cari su trentadue sedie vuote
VIAREGGIO. Trentadue sedie vuote, trentadue magliette bianche, trentadue volti che una volta sorridevano: nell'aula del Polo fieristico di Lucca dove si tiene il processo per il disastro di Viareggio nel 2009 i familiari delle vittime materializzano così i propri cari. «Queste persone non sono morte per infarto e noi non permetteremo che per prescrizione la giustizia non possa fare il suo corso»: questo il messaggio che per voce di Daniela Rombi, presidente dell'associazione dei familiari delle vittime, arriva diretta al Governo e a Matteo Renzi in occasione dell'udienza di ieri. Per chiedere con forza un incontro con il presidente del consiglio.
Nell’attesa, in occasione del convegno organizzato oggi a Firenze dal titolo “'Muoversi in Toscana”, che vede tra i partecipanti il presidente della Regione Enrico Rossi, l'assessore Vincenzo Ceccarelli, il ministro Maurizio Lupi, il viceministro Riccardo Nencini, l'ad di Fs Michele Mario Elia, il presidente dell'Autorità di regolazione dei trasporti, Andrea Camanzi, i familiari delle vittime della strage di Viareggio scrivono: «Per quale motivo queste autorità non hanno mai organizzato un'iniziativa sul disastro ferroviario di Viareggio, sulla sicurezza in ferrovia, sulle responsabilità e le mancanze per quanto avvenuto quella tragica notte? Ci risiamo: il nuovo ad di Ferrovie, Elia - colui che Moretti ha preteso al suo posto dopo essere stato promosso a Finmeccanica - doveva presenziare ad un convegno per mettersi una bella medaglia al collo? Ma questo non ci stupisce più». I familiari ricordano di attendere un incontro con il ministro Lupi dal 4 maggio scorso, «quando, a Rimini, ci sembrò disponibile alle nostre richieste...». Così come attendono ancora di incontrare il presidente Npaolitano: «Ma da che parte state? Sicuramente non dalla parte dei cittadini che hanno subito la morte dei loro figli bruciati vivi perché un treno è deragliato!». (d.f.)
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