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Omicidio di Viareggio, confessa un altro ragazzo indagato

Claudio Vecoli
Omicidio di Viareggio, confessa un altro ragazzo indagato

Il giovane ha rilasciato alla polizia una versione che smentirebbe la ricostruzione del diciassettenne che si era autoaccusato del delitto di via Coppino

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VIAREGGIO. C'è un altro giovane che avrebbe ammesso di aver preso parte al pestaggio a sangue di Manuele Iacconi. Gli inquirenti lo hanno tenuto fino ad oggi nascosto, ma si tratterebbe di uno dei giovani che fanno parte del gruppo della baby gang intorno alla quale si è concentrata fin da subito l'attenzione degli inquirenti. A differenza della confessione resa dal diciassettenne che si è autoaccusato del massacro di Manuele dicendo di aver fatto tutto da solo, questo secondo giovane coinvolto – anch'egli finito nel registro degli indagati con l'accusa di omicidio – non avrebbe reso una vera e propria confessione. Anche perché non si sarebbe accollato le responsabilità maggiori dell'accaduto. Ma avrebbe ammesso la propria partecipazione alla brutale aggressione insieme ad altre persone, pur riservando per sé una parte marginale nel pestaggio del meccanico di Piano di Mommio.

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A differenza della confessione del diciassettenne – ritenuta dalla polizia zoppicante e con troppe contraddizioni – le dichiarazioni spontanee fornite da questo secondo indagato sarebbero molto più convincenti e credibili. E dalle sue parole emergerebbe un coinvolgimento nella vicenda di più persone, sia pure con responsabilità ben distinte da caso a caso.

In commissariato, al momento, si preferisce mantenere il massimo riserbo sulle dichiarazioni rilasciate. Ma la ricostruzione che ne emergerebbe è di certo più congruente con le tante altre testimonianze raccolte nell'immediatezza dei fatti (e anche nei giorni successivi) fra coloro che erano presenti in Darsena la notte di Halloween e che sono stati solo testimoni dell'aggressione di Iacconi. Una ricostruzione che avrebbe trovato riscontri indiretti anche dalle immagini delle telecamere a circuito chiuso che si affacciano sulla via Coppino. E che – a differenza di quanto dichiarato nella confessione rilasciata dal diciassettenne quattro giorni dopo il tragico episodio – porterebbero a concludere che al massacro di Manuele avrebbero partecipato più persone. Puntellando così l'ipotesi investigativa della baby gang sulla quale sembrano lavorare con maggior convinzione la Procura di Lucca (con il pm Sara Polino) e quella del Tribunale per il minori di Firenze (con il pm Benedetta Parducci).

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Quello che invece non è ancora chiaro è se l'indagato che ha ammesso di aver preso parte all'aggressione abbia fatto o meno i nomi degli altri componenti della banda. E, soprattutto, se li abbia fatti tutti. Il fatto che al momento vi siano una decina di ragazzi nel registro degli indagati lascerebbe presupporre che il quadro di coloro che hanno preso parte al pestaggio sia ormai abbastanza chiaro e completo. Adesso si attende soltanto che le due Procure che stanno lavorando al caso – una sovrapposizione che sembra proprio non giovare alla celerità delle indagini – traggano le conclusioni del lavoro svolto dalla polizia. Con tutto ciò che ne consegue.
 

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