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Concessioni all’asta gli imprenditori del porto dicono no
L’Associazione degli industriali sta pensando di fare ricorso contro la scelta dell’Autorità portuale guidata da Morelli
VIAREGGIO. Aste per le concessioni balneari è la scelta dell’Autorità portuale come appare chiaro dal bando per l’edificio “ex Billette” di via Coppino in scadenza al 12 dicembre. Ma nella commissione consultiva, organismo dell’Authority nel quale siedono i rappresentanti delle realtà portuali, dai sindacati agli industriali, il malumore è altissimo. Sul tavolo del segretario Fabrizio Morelli c’è già una lettera nella quale si dice chiaro e tondo che «i bandi di gara per le concessioni demaniali devono attenersi all’articolo 37 del Codice della navigazione».
Il confronto, al momento, non sembra aperto. Così che Associazione industriali e Cna stanno muovendosi con i propri legali, non escludendo di arrivare a presentare un ricorso al Tar se la decisione dell’Autorità portuale restasse quella che appare come l’impostazione data da Morelli e dai suoi consulenti. Una scelta che sembra in contraddizione - viene sottolineato con chi si oppone alla scelta delle aste - «con il nuovo regolamento delle concessioni che l’Autorità ha portato all’attenzione della commissione. Regolamento nel quale non è previsto che si proceda assegnando il massimo punteggio a chi offre di più dal punto di vista economico».
Il timore, in Darsena, è che si apra un varco - così facendo - per chiunque abbia a disposizione capitali, di qualsiasi provenienza siano e a qualsiasi operazione siano destinati. «Chi offre di più si porta via il cantiere, insomma», commenta amareggiato un imprenditore. Senza contare - è più di un professionista a sottolinearlo - che «il canone demaniale è fissato dallo Stato e solo lo Stato può modificarlo. Non c’è nessun “rialzo” che possa intervenire in tal senso...».
Al momento l’Autorità portuale non ha ritenuto di spiegare pubblicamente le ragioni della propria scelta in materia di aste dei beni demaniali. Con una decisione che costituisce un precedente anche sul fronte dei balneari, impegnati da qualche anno a dire “no alle aste” dopo la direttiva europea Bolkestein.
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