Cantieri sotto inchiesta per inquinamento: denunciato Perini Navi
La Capitaneria contesta il lavaggio delle carene sullo scalo L’ad Dell’Artino: «A breve la soluzione tecnica per rimediare»
VIAREGGIO. I rifiuti, di qualsiasi tipo siano - così il Codice del’ambiente - «sono gestiti senza pericolo per la salute dell'uomo e senza usare procedimenti o metodi che potrebbero recare pregiudizio all'ambiente. Ed in particolare: senza determinare rischi per l'acqua, l'aria, il suolo, nonché per la fauna e la flora;senza causare inconvenienti da rumori o odori; senza danneggiare il paesaggio e i siti di particolare interesse, tutelati in base alla normativa». Dunque, lavare le carene delle imbarcazioni, direttamente sullo scalo, con l’acqua - in questo caso un rifiuto per gli scarti che contiene - che finisce in mare, è sanzionabile per cattiva gestione del rifiuto prodotto dalla lavorazione, ai sensi dello stesso Codice dell’ambiente. È questa la contestazione al centro della denuncia a carico del cantiere Perini Navi da parte della Capitaneria viareggina fino a ieri guidata da Marco Alberto Iacono. Capitaneria che ha ricevuto dalla Procura di Lucca (pm Lucia Rugani) una delega di indagini che - come ha spiegato al “Tirreno” nei giorni scorsi Ennio Buonomo, per il cantiere Codecasa che ha ricevuto l’ispezione dei militari nell’ambito della stessa inchiesta, «toccherà a tutti per “par condicio”».
Al momento i sigilli (poi rimossi a condizione che gli abusi ed il danno ambientale non si ripetano) sono scattati solo per il cantiere navale Del Carlo. Nelle acque adiacenti all’area di lavorazione, le indagini Arpat hanno trovato arsenico e mercurio. E, al netto delle leggende metropolitane sull’affondamento in tempi remoti di navi cariche di mercurio ad un passo dalle darsene viareggine, non sono elementi che dovrebbero riscontrarsi nei bacini di un porto. E tantomeno in mare dove poi finiscono.
«La Capitaneria - spiega l’ingegnere Enrico Dell’Artino, amministratore delegato di “Perini Navi” - ha mosso dei rilievi sulle modalità con cui laviamo le carene. Un’operazione sulla quale abbiamo delle difficoltà oggettive dettate dall’utilizzo del “fortlift”, un “ascensore” che rende tutto più complicato. Certo, si tratta di rilievi dei quali dobbiamo tenere di conto»:
L’azienda che costruisce i prestigiosi velieri simbolo di Viareggio e della nautica mondiale, continua l’amministratore delegato, si è messa al lavoro «per individuare soluzioni che possano impedire il ripetersi del comportamento contestato. Ne abbiamo individuate due che stiamo verificando in rapporto al contesto del cantiere: e a breve sceglieremo la più adatta».
È ipotizzabile che alla denuncia abbia fatto seguito anche la richiesta di analisi ad Arpat. Così com’è avvenuto per le acque del cantiere Del Carlo. «L’inchiesta va avanti e andrà avanti», dichiara sintetico ma efficace il Procuratore capo, Aldo Cicala, presente ieri mattina all’avvicendamento alla guida della Capitaneria viareggina tra Marco Alberto Iacono e Davide Oddone, al quale passa il “cerino” dell’inchiesta più indigesta per la nautica viareggina, che è poi quella mondiale.
La certezza è che i viareggini - sugli esisti di questa inchiesta - sono molto attenti. Reduci da un’estate segnata dal divieto di balneazione che non ha risparmiato anche una “fetta” importante di spiaggia locale e relativi stabilimenti balneari. Beni pubblici, cioè di tutti. Come ricorda lo stesso Codice ambientale: «La gestione dei rifiuti è effettuata conformemente ai principi di precauzione, prevenzione, sostenibilità, proporzionalità, responsabilizzazione e cooperazione di tutti i soggetti coinvolti nella produzione, nella distribuzione, nell'utilizzo e nel consumo di beni da cui originano i rifiuti, nonché del principio chi inquina paga. A tale fine la gestione dei rifiuti è effettuata secondo criteri di efficacia, efficienza, economicità, trasparenza, fattibilità tecnica ed economica».
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