Una maxi coltivazione di marijuana in serra arrestati padre e figlio
I due, entrambi incensurati, si prendevano cura di 72 piante In manette anche un imbianchino. Udienza il 29 settembre
MASSAROSA. Un’intera serra adibita alla coltivazione della marijuana è stata scoperta martedì sera dai carabinieri a Massarosa, nei pressi dell’autostrada. Non è il primo caso di questo genere: nell’ultimo periodo i militari hanno individuato diverse coltivazioni fai-da-te di stupefacenti. Segno che il business è in crescita.
Stavolta i tre finiti in manette avevano fatto le cose in grande, con un’autentica serra dedicata alla coltivazione della “maria”: all’interno c’erano ben 72 piante, alte da 1,5 a 3 metri. A prendersi cura della loro crescita erano padre e figlio, titolari dell’azienda florovivaistica in cui avveniva la coltivazione, e un imbianchino della zona. In manette sono finiti Rossano Marcucci, 50 anni, il figlio Marco di 29, e Thomas Simonini, 23 anni. Tutti e tre sono incensurati e, secondo la ricostruzione dei carabinieri, guidati dal capitano Massimo Amato e dal tenente Tamara Nicolai, stavano coltivando la marijuana per poi rivenderla. Un progetto ambizioso visto il numero di piante, ma destinato a non realizzarsi. Nonostante fosse al riparo da occhi indiscreti, infatti, il loro piccolo segreto non poteva restare nascosto a lungo: l’odore di marijuana, assicurano i carabinieri, si sentiva da decine di metri di distanza.
All’arrivo dei militari Simonini ha provato a dileguarsi, ma la sua fuga è stata breve. Dopo alcune ricerche è stato rintracciato e arrestato. Così come gli altri due.
In totale i carabinieri hanno sequestrato 72 piante per un totale di oltre 120 chili. Inoltre, nel corso di una perquisizione domiciliare sono stati trovati anche strumenti per il confezionamento dello stupefacente, un bilancino di precisione, un panetto di marijuana e 240 euro che i militari ritengono frutto dello spaccio.
Gli arrestati ieri mattina sono finiti in tribunale a Lucca per la direttissima. Il giudice ha concesso loro i termini a difesa, fissando l’udienza per il 29 settembre. I tre, rappresentati dagli avvocati Prisco e Brazzini, nell’attesa resteranno ai domiciliari. I legali spiegano che i loro clienti, in seguito ad alcune difficoltà economiche, si erano messi a coltivare la marijuana. Ma la loro attività era appena all’inizio e la droga non era ancora stata commercializzata.
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