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Licenziato dalla Misericordia dopo 32 anni di lavoro
VIAREGGIO. Licenziato il primo settembre «dopo aver aspettato invano il pagamento di 16 mensilità» e «senza preavviso insieme ad altri due colleghi»: è la testimonianza di Antonio Fabbri, 32 anni di...
VIAREGGIO. Licenziato il primo settembre «dopo aver aspettato invano il pagamento di 16 mensilità» e «senza preavviso insieme ad altri due colleghi»: è la testimonianza di Antonio Fabbri, 32 anni di servizio alla Misericordia, al lavoro nel cimitero dell’Arciconfraternita. «Chi ha preso la decisione? - scrive Fabbri in un’accorata lettera -. Il presidente fittizio della società Comise che con faccia contrita mi ha portato la lettera mentre stavo lavorando? O il “grande capo” che non si è sporcato le mani? Il consiglio dell’Arciconfraternita non sapeva niente? L’hanno voluto le banche? E perché?».
Ma ora - continua Fabbri che ha deciso di rendere pubblica la propria vicenda, che purtroppo è quella di molti altre persone che hanno lavorato e lavorano per la più antica delle associazioni di volontariato in città - è l’ora di svegliarci, di opporci a tutto questo. Viareggio si deve ribellare: l’Arciconfraternita non è di una sola persona. È solo di confratelli, consorelle e dei viareggini. I consiglieri della Misericordia, se ci sono, devono voltare pagina per portare nuova linfa: anche lo hanno la stessa responsabilità del presidente e non possono dire di non sapere, perché sono stati avvisati più volte di quello che stava accadendo».
Il ragionamento di Fabbri è chiaro: «C’è la crisi, ci sentiamo rispondere. Ma forse la crisi è anche tra i defunti? Forse si sotterrano da soli? Forse nessuno si fa male, non c’è bisogno di ambulanze e poliambulatori? “Tutto si deve basare sul volontariato”: questa è la risposta che la Misericordia di Viareggio dà ai suoi dipendenti, perchè - viene detto - non ci sono più soldi. Ma per mantenere certe strutture servono competenze che la Misericordia di Viareggio, con i suoi responsabili non ha avuto. Non vogliamo indagare su come è stato possibile ridurre in questo stato una delle più antiche e ricche associazioni di volontariato della città (a quello penseranno gli organi competenti), ma volgiamo sapere perché chi ha sbagliato non deve mai pagare, chi è che protegge i dirigenti e perché a rimetterci sono sempre gli operai, i lavoratori che si alzano tutte le mattine e svolgono il proprio lavoro con dignità».
Donatella Francesconi
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