Il sindaco sfiduciato dal Pd «Mei e Zappelli colpevoli del buco»
Questa mattina il consiglio comunale per l’approvazione della delibera sulla Tasi rischia di saltare Betti accusa: responsabili dei mancati sgravi sulla prima casa. Che nell’atto, però, non ci sono
VIAREGGIO. Due riunioni del Partito democratico, lunedì e martedì, che hanno visto il sindaco Leonardo Betti alle prese con la dura realtà: la fiducia del partito - intervento dopo intervento - è venuta meno. E - salvo colpi di scena che fino alla tarda serata di ieri sembravano impossibili - il consiglio comunale di questa mattina non si farà. Se anche la seduta si tenesse regolarmente, la maggioranza non ha i voti necessari ad approvare le delibere sulla Tasi e sul regolamento della Imposta unica comunale. Ieri prima di cena i consiglieri del Pd Sandra Mei e David Zappelli hanno confermato al “Tirreno” la propria assenza in aula questa mattina. Accusati, da una nota diffusa intorno alle 19,30 dal sindaco Betti, di «fare "giochini" dispettosi, pronti a sacrificare la città ed il tentativo faticoso di farla tornare ad essere coi conti puliti e le responsabilità correttamente e finalmente individuate». Il riferimento è al “miracolo Salonia”, nel senso del nuovo segretario comunale che da giorni tiene Betti, i dirigenti, gli assessori inchiodati a grattare il barile. Senza che vi sia - come hanno scritto i revisori dei conti del verbale del 5 settembre inviato alla Procura della Corte dei Conti - «indicazione alcuna dell’amministrazione in merito alle modalità da seguire per fronteggiare il disavanzo dell’esercizio 2013» pari a 53 milioni. Una “grattatura” che, settore dopo settore, fa venire a galla ulteriori aggravi per il buco da profondo rosso: così racconta radio Municipio.
Ma Betti - che ha chiesto pubblicamente - «lasciateci provare» - punta il dito sui due consiglieri del suo partito: «Non votare la delibera significa di fatto aumentare di oltre 3 milioni di euro il disavanzo perché, per legge, le tariffe andranno automaticamente al minimo. Chi farà mancare il suo voto in consiglio, quindi non si comporterà diversamente da quegli amministratori che hanno generato gli oltre 53 milioni di disavanzo. A quel punto il dissesto sarà inevitabile e sarà reso vano tutto il lavoro che abbiamo fatto fino ad oggi per cercare di riequilibrare il bilancio senza gravare troppo sui cittadini e senza colpire eccessivamente i servizi: il paradosso sta nel fatto che il consiglio comunale - e quindi anche gli stessi consiglieri che per domani non voteranno o non si presenteranno - sarà obbligato per legge dai commissari a votare la medesima delibera, ma senza alcuno sgravio».
Peccato solo che la delibera approvata in commissione bilancio e oggetto del consiglio di oggi non contenga alcuno sgravio. Cgil, liste civiche, Sel e lo stesso Pd avevano chiesto di grave le seconde case di quel più 0,8 che la legge consente sulla aliquota al massimo. Quanto incassato in più avrebbe permesso gli sgravi alla prima casa. Operazione dovuta. Se non fosse che non si sa quante siano le prime case reali, data l’anomalia delle eccessive separazioni segnalate dal Sistema tributario regionale. Il che comporta sommare un in più su un’evasione, puntando sugli sgravi da realizzare con cifre che alla fine del conto non ci saranno. Aggiungendo buco a buco.
«Al sindaco rispondo che le uniche parole da prendere in considerazione sono quelle dell’ultimo verbale dei revisori dei conti. Senza prendere decisioni sulle azioni da intraprendere - come chiedono con forza i revisori e la stessa Corte dei Conti - è lui che ripete gli errori del passato, mettendosi alla stregua di Lunardini e di Mannino».
Mentre David Zappelli aggiunge: «L’ho detto alla riunione del Pd lunedì sera: per me ci sono due questioni centrali. Una è la dichiarazione di disseto e l’altra è la questione morale che riguarda il vice sindaco Chiara Romanini».
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