Meteo
Del Dotto: stop alle analisi delle acque dopo le piogge
Il sindaco di Camaiore: le norme che regolano i controlli Arpat devono cambiare «I valori che causano i divieti alterati dal maltempo. E da un sistema che non va»
LIDO DI CAMAIORE. Ora tocca al governo. Legiferare in modo serio per difendere la balneazione. Uscire dall’ipocrisia delle norme. Da una parte - denuncia il sindaco di Camaiore, Alessandro Del Dotto- non può consentire ai depuratori di sversare nei fiumi ogni volta che piove in modo eccezionale e dall’altra consentire le campionature delle acque nelle 48 ore successive alle burrasche quando si sa che in mare arriva di tutto.
Di questo domani andrà a parlare a Firenze. Seduti allo stesso tavolo, Comune di Camaiore, Regione e Arpat. L’argomento del giorno è la richiesta di Del Dotto di non considerare come «rappresentativa della qualità delle acque del nostro mare la campionatura effettuata di lunedì che ha rivelato la presenza di 28mila colibatteri. È stata effettuata in una situazione meteo eccezionale che ha determinato una situazione di “troppo pieno” del depuratore di Lido di Camaiore con conseguente sveramento». Questa circostanza - sottolinea Del Dotto - consente di affrontare con Regione e Arpat il problema della legislazione italiana in fatto di balneazione da almeno due punti di vista. Il primo «riguarda il recepimento della normativa comunitaria in fatto di campionature ai fini dei divieti di balneazione. Fino al 2010, in Italia era vietato effettuare prelievi in mare in caso di maltempo o nelle 48 ore successive. Oggi la normativa comunitaria prevede che questo divieto permanga in caso di circostanze eccezionali». Nel recepire questa direttiva comunitaria - sottolinea il sindaco - l’Italia con un «decreto ministeriale, che è solo un atto amministrativo, ha deciso che gli eventi eccezionali dovevano essere uno. Ora, con i cambiamenti climatici i “nubifragi” o bombe d’acqua sono diventati frequenti: perché l’Italia ha previsto solo un evento eccezionale quando l’Unione Europea non ha posto limiti?». Quindi nel momento in cui Camaiore avanzerà la richiesta di usufruire della cancellazione per “eccezionalità” dell’evento, chiederà anche alla Regione di far presente l’incongruenza della norma italiana. In questa direzione Del Dotto si è già mosso, sollecitando la senatrice Manuela Granaiola sia a presentare un’interrogazione sia a invitare il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Luca Lotti a interessarsi della questione.
Che non è la sola in sospeso. Il secondo problema da affrontare - insiste il sindaco - è che non si può più avere una legge che consente ai depuratori di sversare nei canali quando piove. «Neanche se si tratta di acque che dovrebbero essere acque chiare». Soprattutto non avendo la certezza che non ci sono scarichi abusivi allacciati alla rete: «L’unica possibilità che abbiamo è di ricorrere a questo sistema solo se possiamo realizzare casse di espansione a “circuito chiuso” collegate a reticoli di canali che non sfociano nei canale». O se «abbiamo la possibilità di ottenere dalla Cassa Depositi e Prestiti finanziamenti per potenziare la rete e i depuratori, Finora lo Stato ha pensato al ponte sullo Stretto di Messina, ora è bene che cominci a pensare alla balneazione che rappresenta una delle voci principali del turismo». Seconda voce del Pil nazionale e toscano.
In attesa di risposte che non saranno brevi, Del Dotto torna alla carica con la questione del divieto di balneazione preventivo. Da considerare come un atto di «protezione civile». Il divieto preventivo - precisa il sindaco - può essere motivato in due modi: o «come un provvedimento indifferibile e urgente. Per motivi di sicurezza, quando c’è un nubifragio in acqua per 48 ore non ci entra nessuno, finoa quando la tempesta non è passata perché dalle colline potrebbe arrivare di tutto, da rami a tronchi d’albero». Oppure - aggiunge - come un atto «di protezione civile straordinario: chiedendo a Gaia (il gestore del servizio idrico) di monitorare il flusso dei liquami in entrata nel depuratore, in giorni di grande pioggia può arrivare il momento di dover sversare nei canali: a quel punto è necessario per sicurezza e motivi di salute non far bagnare nessuno in via preventiva».
Ilaria Bonuccelli
ALTRO SERVIZIO ALLE PAG. 2 E 3
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
