Il Tirreno

Versilia

Nel mirino le vecchie analisi delle acque di balneazione

di Matteo Tuccini
Nel mirino le vecchie analisi delle acque di balneazione

Arpat riesamina i controlli fatti dal 2001 al 2010: ma le accuse del sindaco provocano imbarazzo L’esperto: «Acido peracetico non pericoloso, se usato con cognizione di causa e nei limiti di legge»

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PIETRASANTA. Arpat, l’agenzia regionale per l’ambiente, sta riesaminando i controlli fatti dal 2001 al 2010 sulle acque di balneazione alla foce dei fossi Fiumetto e Motrone. È la Regione, e non la stessa Arpat, a rivelarlo in seguito alla bufera scatenatasi per le accuse del sindaco Domenico Lombardi. Che ha parlato di «uso improprio» di acido peracetico durante l’amministrazione Mallegni per evitare i divieti a causa della presenza dei liquami.

Sia la Regione che l’Arpat, però, preferiscono non commentare la vicenda. Adducendo motivazioni tecniche, certamente legate anche all’esigenza di rivedere i dati, prima di poter fornire una versione ufficiale. Ma è evidente l’imbarazzo per un j’accuse che, di fatto, chiama in causa i controlli fatti in passato. E che la vecchia giunta di centrodestra, secondo Lombardi, avrebbe raggirato con questo stratagemma. Se così fosse, vorrebbe dire che il prodotto è stato usato lontano dai punti di campionamento, perché in caso contrario l’Arpat ne avrebbe rilevato la presenza.

La prima cosa da chiarire è che l’uso dell’acido peracetico, che ha destato fin da subito grande preoccupazione per i possibili effetti negativi sia sui bagnanti che sull’ambiente, non è in assoluto contro la legge. Si tratta di un prodotto disinfettante che viene applicato anche negli ospedali, e in particolar modo nella dialisi. Ovviamente con tempi e modi che rispettano parametri ben precisi. Lo sa bene Enrico Lenzi, imprenditore viareggino che lavora nel settore del trattamento delle acque, anche con enti pubblici. «L’acido peracetico - spiega Lenzi - è un disinfettante, ma è diverso dal cloro: è meno impattante, e non ha odore. È un prodotto meno conosciuto del cloro stesso, più noto agli addetti ai lavori che non agli altri. Ma da qui a dire che possa aver fatto danni di un certo tipo ce ne corre». Su questo punto l’Asl, contattata dal Tirreno, nega che negli anni ci siano stati malesseri di alcun genere legati proprio a intossicazioni da questo prodotto.

«È chiaro, però - prosegue l’imprenditore - che ogni utilizzo che non rispetti parametri di legge, soprattutto quando lo si va a versare nelle acque, presenta dei rischi. Perché sempre di un acido, con potente effetto ossidante, stiamo parlando». Lenzi, a questo proposito, afferma che «bisogna vedere che tipo di studi e analisi sono stati fatti prima dell’applicazione dell’acido, e in che misura sia stato usato, per poter fare una valutazione approfondita». Il dosaggio, insomma, è fondamentale. Come in tutte le cose. E sta qui il vero punto interrogativo della vicenda.

Il Comune di Pietrasanta, tramite atti pubblici come determine dirigenziali, ha utilizzato in passato l’acido peracetico per la pulizia dei fossi. Lo ha fatto, insomma, alla luce del sole. E allora che significa quell’uso improprio di cui parla Lombardi? Forse quei «quintali di acido nei fossi» riferiti dallo stesso primo cittadino in precedenza. Se così fosse, i rischi per l’utilizzo del prodotto sarebbero tutti da valutare. E riesaminare.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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