Il Tirreno

Versilia

Il Gran Maestro Bisi: anche Viareggio avrà un tempio massonico

di Adolfo Lippi
Il Gran Maestro Bisi: anche Viareggio avrà un tempio massonico

Il numero uno del Grande Oriente d’Italia in Darsena si è presentato ai confratelli in un incontro aperto al pubblico

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VIAREGGIO. Al solstizio d’estate è tradizione dei massoni riunirsi, con cena. Si celebra e si ringrazia il sole, magnificenza e trionfo. E si fanno brindisi augurali, sette brindisi a ricordo dei sette pianeti. Due sere fa alla Costa dei Barbari sul lungomare sud di Viareggio i massoni del Goi (Grande oriente d'Italia), hanno organizzato un meeting assai frequentato, piacevolmente condotto, uomini eleganti e sobri, poche barbe risorgimentali, qualche donna curiosa e compunta, e soprattutto presente il Gran maestro nazionale, Stefano Bisi, collega giornalista di Siena, appena eletto, entusiasta e disponibile alle domande, piena libertà ai giornalisti di interrogarlo. Mai s’è fatto mettere in difficoltà.

Casa di vetro la “Costa”, luminosissima, ha sfatato la leggenda che i massoni amino il chiuso e il buio. Niente di segreto, invece. Nessun mistero e autorità presenti, l'assessore alla cultura Glauco Dal Pino, il presidente del Carnevale Stefano Pasquinucci. Eppoi noi giornalisti, io per “Il Tirreno” e il capo della redazione Enrico Salvadori per “La Nazione”.

Bisi, intanto, ha annunciato che quanto prima, sua promessa, Viareggio riavrà un Tempio. Con tanto di targa esterna pubblica e leggibile. I massoni non verranno più ospitati nelle Logge di Pisa o di Lucca. O in case private. Ma avranno la loro Casa, pavimento a quadrati bianchi e neri e colonne. Viareggio e la Versilia, d'altra parte, hanno lunga frequentazione con la massoneria. Basti ricordare la storia della loggia “Felice Orsini”, le grandi intuizioni che portarono a fine Ottocento i massoni ad inventare il Carnevale, l'Ippodromo, il Casinò, la Croce Verde, la stagione dei bagni. Eppoi a dedicare al poeta inglese P.B. Shelley (autore de “Il Prometeo”) l’omonima piazza che rimane ancora un luogo di cult per forestieri e letterati. A Seravezza, invece, la Massoneria (che a quei tempi lontani era Carboneria) fu portata dalla famiglia di inquieti patrioti, dei Bichi (giacobini e nazionalisti), che coinvolsero anche il babbo di Carducci in una cospirazione sfortunata ma emblematica. Poi in questo Dopoguerra gli alleati (anglo-americani) ricostituirono la Loggia di Viareggio, in via Sant'Andrea. Ne fu eletto venerabile Eugenio Barsanti. Vi erano iniziati l'avvocato Giuseppe Gattai, Guido Casella, Enrico Belli, Attilio Barsanti, Lisandro Pasquinucci, Emilio Guidi, il dottor Bruno Innocenti, il prof. Raffaello Pegna, il ragionier Shelley Caprili, il geometra Lelio Lapucci ed Angelo Fornaciari. Poi altri. È tutto ben documentato in un succoso e prezioso libretto “Viareggio laica” scritto da Alessandro Volpi, che alla “Costa dei Barbari” è stato distribuito. Ma già si conosceva.

Dunque cos'è la massoneria oggi? È un partito, è una setta oscura, è un’associazione di pubblica utilità? Il Gran Maestro Bisi spiega bene: una fratellanza di uomini liberi che ha il compito di affinare l'uomo ovunque egli si collochi nella società, ai vertici come nei mestieri. Ancora anticlericale? Bisi è contro gli estremismi. Dice: «Ai massoni la Chiesa vieta la comunione. Ma qualche prete ci telefona e si apre le braccia». La comprensione fa parte di questo tempo. I massoni, notoriamente, sono per l'integrazione, per il dialogo di tutti con tutti, hanno appena dato un riconoscimento al sindaco di Lampedusa: è simbolo dell’accoglienza.

Perché le donne non sono ammesse nel Goi (ma sono ammesse in altre fratellanze, come ad esempio in quella detta “di Piazza del Gesù”)? Perché, spiega Bisi, nelle antiche consorterie di muratori, dalle quali proviene la moderna massoneria, le donne non c'erano. Poi però interviene una signora di Livorno e dichiara di far parte di una loggia tutta di donne, dove ci si riunisce, nei riti, con l'intera apparecchiatura delle logge maschili, cioè grembiulini, guanti, libri. Però non ha il “timbro” del Goi.

Massoneria a cielo aperto allora? Parla l’avvocato Gianfrancesco Parenti e rievoca Roberto Mei che fu l'anima "bianca" del Carnevale, gran signore e gran ricucitore di dissidi, governò la manifestazione, dal punto di vista amministrativo, per decenni e fu uno dei pochi ad avere a Viareggio un funerale massonico. Altri noti massoni invece se lo fecero fare puntualmente in chiesa.

Per rammentare nel bene Mei interviene anche Stefano Pasquinucci. Poi la domanda di obbligo: perché tanta segretezza, tanta morbosa curiosità attorno alla Massoneria, accusata di trame nell'ombra e complotti? La risposta è nelle cose: il Goi, già ai tempi del Gran Maestro Raffi organizza meeting, interviene in dibattiti televisivi, fa presenza nel dibattito quotidiano. Così Bisi vuole proseguire. Meglio ancora, essendo giovane e illuminato, vuole ancor più partecipare, aprendosi, alla società. E tanti giovani, in mancanza di solide radici, nuovamente bussano per entrare.

Presto Viareggio avrà così, di nuovo, il Tempio. E si confronterà, democraticamente, con le altre istituzioni. Il confronto, infatti, è la sua natura.

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