Incendio di fronte all’Henraux Distrutte due roulotte di rom
Erano vuote, le famiglie che le abitano in questi giorni sono in Romania. Pochi dubbi sul fatto che le fiamme siano state provocate: al setaccio dei carabinieri le immagini delle telecamere
QUERCETA. Due roulotte, appartenenti a famiglie rom, incenerite dalle fiamme. E sull’incendio scoppiato martedì sera, intorno alle 21, nel parcheggio di fronte all’Henraux in via Alpi Apuane, cala l’ombra dell’attentato razzista. I veicoli erano vuoti: le nove persone che vivono al loro interno in questi giorni sono in Romania da alcuni parenti. Quando hanno saputo dell’accaduto, sono stati presi da disperazione: non sanno dove andare, senza contare che tra di loro ci sono 5 bambini che a settembre sono attesi a scuola.
A parlare di attentato è stata per prima l’associazione Berretti bianchi della Versilia, che segue queste e altre famiglie rom stanziate in zona. Ma la pista dell’incendio doloso è battuta anche dai carabinieri, che stanno indagando sull’episodio. Sembrano esserci pochi dubbi, infatti, sul fatto che le fiamme siano state provocate. Anche se gli stessi militari e i vigili del fuoco non hanno trovato tracce apprezzabili che facessero pensare a un innesco, la possibilità di un guasto o di un cortocircuito interno ai due mezzi sembra assai lontana. I carabinieri stanno passando al setaccio le immagini delle telecamere delle aziende presenti nell’area, alla ricerca soprattutto di un motorino che alcuni testimoni avrebbero sentito partire poco prima dell’incendio.
Che il clima sia pesante, intorno ai rom, non è un mistero per nessuno. Ma quello che ha colpito è che vittime di questo dramma sono le due famiglie forse più integrate in zona. I cui figli frequentano, e con buoni voti, le scuole medie del Marzocchino: lo dice lo stesso sindaco di Seravezza Ettore Neri, che peraltro si mantiene cauto sull’ipotesi di un assalto razzista. «Vediamo cosa dicono le indagini - dice - quel che è certo è che ora queste persone sono in difficoltà. Valuteremo il da farsi, ma dopo quello che è successo non sono sicuro che possano tornare a vivere in quel parcheggio».
«Ci siamo sentiti al telefono con le due famiglie - affermano dall’associazione Berretti bianchi - erano disperate, specialmente per i loro cinque figli che frequentano la scuola con buon profitto. La loro prima domanda è stata: come faranno i nostri figli ad andare a scuola se non avranno più dove dormire? Al momento, noi non siamo in grado di rispondere, tuttavia faremo di tutto per aiutare queste due famiglie duramente colpite da un atto violento e razzista. Al momento, temiamo anche che queste due famiglie, che erano ospitate in un parcheggio privato, possano perdere la possibilità di tornarci. Ci auguriamo che ciò non avvenga perché sarebbe triste cedere alla violenza di pochi delinquenti. Quello che ci serve invece oggi è uscire da una accoglienza fatta solo di tolleranza per entrare in una accoglienza fatta semplicemente di legalità. Ci auguriamo di arrivarci quanto prima».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
