Un nuovo esposto per il caos Movida Arpat alza le mani
I residenti minacciano di citare in giudizio il sindaco Del Dotto L’agenzia: «Controlli superflui, rumori sempre oltre il limite»
LIDO. I residenti di Lido di Camaiore non ce la fanno più. E con loro, questa volta, anche l'Arpat che nella sua ultima relazione, datata luglio, sostiene quasi con impazienza che è inutile continuare a fare controlli, se ogni anno la situazione è la stessa. Al centro della polemica, ancora una volta, i locali che si trovano tra piazza Lemmetti e viale Colombo per le musica troppo alta e gli schiamazzi notturni in strada.
Tra i condomini che vivono sopra e di lato i locali in questione (in particolare il dito è puntato contro il Cosmopolitan) sta crescendo l'esasperazione. Il loro primo esposto, e le loro prime battaglie, risalgono a sette anni fa. E da allora poco è cambiato, se non nulla. L'ultimo esposto invece è di qualche mese fa, ed è stato indirizzato direttamente al sindaco: ma non è mai arrivata una risposta. Alcuni legali starebbero addirittura pensando di chiamare in giudizio lo stesso primo cittadino, reo, a loro avviso, di scarsa efficienza su questo fronte.
Tra i residenti, infatti, sale la rabbia di vedere le loro richiesta cadere nel vuoto. L'unico orecchio che in Comune, a quanto pare, ancora ci sente è quello della Municipale, che di recente è intervenuta su un vicino locale. Il problema, ovviamente, sono i rumori. Quelli della musica che da dentro il locale si espande fino a fuori e sale tra le mura infastidendo i residenti (come Arpat ha certificato più volte). E gli schiamazzi dei clienti che, spesso anche oltre le due del mattino, bivaccano tra il locale, il marciapiede e a volte anche la strada.
«Siamo pienamente rispettosi di chi fa impresa – sostengono – ma sono ormai trascorsi sette anni dall'inizio del problema. Crediamo debbano essere rispettati e tutelati i diritti di chi abita sopra il locale posto in un immobile adibito a civile abitazione e che crea un oggettivo ed evidente disturbo della quiete pubblica».
Del resto l'ultima relazione dell'Arpat parla chiaro. Ricorda che l'ente certifica gli sforamenti dei livelli di rumore in quella zona dal 2007. E sottolinea come entrambe le prescrizioni date siano state, ad oggi, disattese: la sistemazione dell'impianto audio del locale, e l'intervento per quanto riguarda gli schiamazzi, che compete l'ordine pubblico. Quindi «non occorrono controlli ogni anno – chiosa l'Arpat – per appurarlo nuovamente. Solo se l'azienda attuasse un piano di bonifica acustica la situazione potrebbe cambiare. In alternativa può essere autorizzata solo musica di sottofondo e non oltre la mezzanotte».
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