Il Tirreno

Versilia

L’Arpat: «Mare inquinato» Stop ai tuffi in Passeggiata

di Matteo Tuccini
L’Arpat: «Mare inquinato» Stop ai tuffi in Passeggiata

Scatta il divieto di balneazione in 60 stabilimenti: bufera sul Comune per i ritardi nell’avvertire balneari e turisti. Che hanno continuato a fare il bagno fino a sera

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VIAREGGIO. Stop ai tuffi su quasi tutta la Passeggiata. Sono due comunicazioni dell’Arpat, apparse su Twitter intorno alle 13, a scatenare il putiferio: in meno dei 140 caratteri consentiti, l’agenzia regionale per l’ambiente avverte che, negli ultimi controlli eseguiti sulle acque, ci sono stati sforamenti dei parametri consentiti di escherichia coli in ben tre punti di campionamento tra Viareggio e Lido di Camaiore. Il che significa che il mare, in un tratto di costa di quasi 3 chilometri, è inquinato da liquami. Quasi certamente provenienti dalla Fossa dell’Abate, da cui sono defluiti per le piogge devastanti delle ultime settimane.

La zona interessata. Quell’area di Passeggiata, informa quindi l’Arpat, è da considerarsi non balneabile. Così il Comune - dopo ore convulse - non può che prenderne atto: poco dopo le 16 il sindaco Leonardo Betti firma il divieto di balneazione dal bagno Nettuno (escluso) fino alla Fossa dell’Abate. Anche Camaiore è costretta a ordinare il divieto, ma solo per alcuni metri di spiaggia a partire proprio dal confine con Viareggio. In totale, da ieri mattina e almeno fino a giovedì, restano off limits le acque di circa 60 stabilimenti balneari.

I controlli di Arpat. Le analisi incriminate sono state eseguite lunedì scorso. Per avere i risultati completi bisogna attendere 48 ore: ma se gli sforamenti sono elevati, lo si vede nel giro di 24 ore. E così è andata: di fronte a valori apparsi assai fuori norma, l’Arpat ha informato i Comuni interessati degli sforamenti avvenuti nei due punti di campionamento alla Fossa dell’Abate (uno lato Lido e uno lato Viareggio) e nel punto Marina di Ponente, che in pratica comprende tutta la Passeggiata (esclusa la zona più vicina al Molo). Oggi verranno eseguite nuove analisi; ma bisognerà attendere, appunto, 48 ore per verificare che sia tornato tutto a posto. Di conseguenza, lo stop ai tuffi potrebbe essere revocato solo venerdì.

Il sindaco: colpa delle piogge. «Si tratta di un evento eccezionale - afferma il sindaco Betti - probabilmente legato alle forti precipitazioni di questa estate: come ha sottolineato la stessa Arpat, fortunatamente sono fenomeni temporanei di inquinamento microbiologico che normalmente rientrano in un arco di tempo ridotto. È un divieto temporaneo, che precauzionalmente deve coinvolgere un’area più vasta rispetto alla rilevazioni effettuate, e che ci auguriamo possa essere risolto al più presto, visto che è stata già chiesta una ripetizione delle rilevazioni. Rimangono comunque a disposizione dei nostri turisti ben 5 chilometri di acque perfettamente balneabili, su parte della Passeggiata, sulla Marina di Levante e su quella di Torre del Lago».

I ritardi e le polemiche. Ma sulla tempestività dell’informazione del divieto, da parte dell’amministrazione comunale, scoppia la polemica. Dal Comune sostengono che la comunicazione dell’Arpat è arrivata alle 12,30 (nell’articolo sotto, la ricostruzione precisa dei tempi). L’ordinanza diventa operativa, però, quasi 4 ore dopo, mentre i bagnanti continuano a tuffarsi nell’acqua sporca. E hanno continuato a farlo fino a sera, perché i cartelli e i manifesti che avvertivano del divieto sono stati messi in spiaggia solo nel tardo pomeriggio. Un aspetto che lascia sconcertati. Più rapido il Comune di Camaiore, peraltro interessato in maniera limitata.

Lo sconcerto dei bagni. Intanto i balneari si disperano per l’ennesima tegola sulla città e sul turismo. Ma soprattutto chiedono un intervento vero e risolutivo per la questione inquinamento. «Dopo un luglio così drammatico - spiega Carlo Monti, presidente dei concessionari viareggini - questo stop è uno schiaffo enorme. Certo hanno influito i 12 giorni di piogge, ma bisogna riflettere sul fatto che dopo tavoli, riunioni, appelli, siamo sempre al punto di partenza. Per quanto riguarda proprio i possibili rimedi, non siamo così convinti che i tubi spandenti (condutture che portano i liquami dalla Fossa a distanza dalla costa, ndr) abbiano risolto il problema. Serve qualcosa di più incisivo».

Le soluzioni. Non è questa, però, l’opinione di Alessandro Del Dotto, sindaco di Camaiore che ha seguito la questione sin dai primi giorni. «I tubi spandenti - dice - sono una soluzione non definitiva, ma utile. Che ha già portato miglioramenti». Mentre per l’impianto di ionizzazione, che - a detta dei favorevoli - dovrebbe dire la parola fine all’inquinamento si attende che la Regione sborsi i soldi necessari. Giovanni Giannerini, assessore all’ambiente di Viareggio, la vede così sulla depurazione: «Si tratta di chiedere formalmente alla Regione di valutare se l’attuale suddivisione del litorale costiero nelle tre aree omogenee previste (due di qualche centinaio di metri a sud della Fossa ed a nord del Tito del Molo ed una di oltre 2 chilometri) sia sempre rispondente alle mutate condizioni climatiche. Inoltre - prosegue - è evidente che il tema della soluzione del problema inquinamento dei canali debba essere risolto al più presto dagli organi competenti: in tale direzione va l’accordo di programma oramai in dirittura d’arrivo tra la Regione, le Province di Lucca e Massa Carrara, 9 comuni della costa ed altri enti, che prevede ingentissime risorse per il completamento di alcuni tratti di fognatura nera e l’aggiornamento degli impianti di depurazione».

@matteotuccini

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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