Italia
Dalla beffa al Baracca Lugo agli sgambetti al Viareggio
BOZZANO. La parabola discendente del Bozzano inizia nel maggio del 1992. Gli orange lasciano la serie D (Interregionale come era denominata in quegli anni) dopo cinque campionati, quattro dei quali...
BOZZANO. La parabola discendente del Bozzano inizia nel maggio del 1992. Gli orange lasciano la serie D (Interregionale come era denominata in quegli anni) dopo cinque campionati, quattro dei quali vissuti da protagonisti: terzo posto, da autentica rivelazione all'esordio assoluto in categoria nella stagione 1987/1988 dietro Carpi e Cecina. Poi di seguito quarto posto dietro Baracca, Imola e Viareggio, sesto posto (nell’anno della vittoria del Viareggio) ed uno storico secondo posto (seppure a dieci punti) dietro la Pistoiese di Ventura nella stagione 1990/1991. Una bella favola scritta da mastro Eugenio Franceschi, per tutti “Beck”, un mago nello scovare giocatori dati per finiti, ed i suoi collaboratori: Tino Checchi, Renzo e Franco Rovetti, Beppe Morelli, Emilio Martinelli, Piero Lunardini, Graziano Evangelisti, Mario Gori, Piero Perna e Franco Benvenuti. In quelle stagioni il “Rontani” diventa un fortino inespugnabile. Ne sanno qualcosa le grandi, dal Viareggio (mai vittorioso in un derby in serie D) alla Pistoiese, dal Carpi al Grosseto. Ed anche il super Baracca di Zaccheroni deve pagare dazio nel piccolo inferno arancione. «Bozzano due, Baracca a casa»: così a fine gara viene salutata dall’altoparlante dello stadio la vittoria sulla formazione romagnola. Una goliardata che fece il giro d’Italia e che costò una multa alla società, ma che rappresenta uno dei più gustosi episodi nella storia di quello che con un pizzico di civetteria veniva definito il Real Bozzano. Il Bozzano diretto prima da Eugenio Dinelli (il cocco del Beck), che si toglie lo sfizio di fare lo sgambetto al suo antico maestro Enzo Riccomini nel derby con il Viareggio e poi di Giulio Bechelli. In campo il mitico capitano Pippo Casanova, che ringhiava a tutti, avversari e compagni e che ogni tanto si concedeva il vezzo di calciare una punizione. Che erano il pane di “Mizio” Barsanti, la Torpedine, il terzino goleador dal sinistro al fulmicotone. Poi il grintoso Umberto Bacci, l’estroso centravanti Giovanni Antonelli, Stefano “testina d’oro” Torcigliani, il possente stopper Massimiliano Vassalle che con il carrarese Meini forma una coppia centrale da cime tempestose. Poi i talentuosi portieri Lele Checchi, Alessandro Rossi e il povero Alessandro Baldini (scomparso quattro anni fa), l’elegante Alessandro Favilli, il moto perpetuo Perini, il “Condor” Bonuccelli, Gigi Cecchi e gli enfant du pays Polloni e Lucchesi.
Massimo Guidi
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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