Il Tirreno

Versilia

Caccia al testimone chiave per risolvere il mistero

di Gianni Parrini

Il comandante dei vigili non si sbilancia: «Stiamo lavorando su diverse ipotesi» Al momento però non ci sono indagati, la versione degli anziani regge

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VIAREGGIO. Incidente in via Giovanni XXIII, si cerca il testimone chiave. La polizia municipale prosegue il lavoro di indagine con l’obiettivo di chiarire la dinamica che ha portato alla morte di Aurora Francesconi. Da ieri circola voce che ci sia un'altra persona in grado di fornire elementi utili alla ricostruzione dei fatti. Il problema è che ancora non si è fatta avanti. La polizia sta cercando di capire chi possa essere e soprattutto vuole verificare che non si tratti di una voce campata in aria. O almeno questo è quello che lascia trapelare.

Avere un testimone vero, sarebbe importante dato che nessuno dei tre ascoltati finora ha visto il momento della caduta di Aurora. Tutti, due ragazzi di Segromigno e una signora del posto, hanno posato lo sguardo sulla strada quando la ragazza era già a terra. Rialzandolo hanno intravisto una Lancia Y qualche centinaio di metri più avanti, quasi ferma sulla stessa corsia. Ma che vi sia un coinvolgimento della vettura nell’incidente non sono stati in grado di affermarlo con certezza. Al limite hanno potuto ipotizzarlo. Alla guida dell’auto c’era un 86enne di San Casciano che viaggiava insieme alla moglie. La coppia ha una casa nella zona. La loro versione al momento è ritenuta attendibile dalla municipale: sostengono di essere entrati in via Giovanni XXIII da via Foscolo, dove si trova la caserma dei carabinieri, quindi un centinaio di metri dopo il punto dell’incidente. Si sarebbero poi fermati per buttare della spazzatura poco più avanti. L’infografica qui a fianco, costruita sulla loro versione, mostra i tragitti di Aurora e dei fiorentini. Le due linee non si intersecano mai. Ma come detto, questa è la versione che i due coniugi, apparsi lucidi e assolutamente estranei all’incidente, hanno fornito alle forze dell’ordine quando sono stati fermati al parcheggio della Coop di Torre del Lago. Al momento l’automobilista 86enne non è indagato e la sua patente non è sospesa. L’automobile però è stata sequestrata per fare degli accertamenti. Si cerca di capire se i segni presenti sulla carrozzeria possono essere stati causati dall’impatto con la Vespa di Aurora. Un lavoro di fino che dovrà essere svolto dalla polizia scientifica. Ma al momento questo tipo di accertamento non è stato disposto dal pubblico ministero. Tutti elementi che sembrano dimostrare come la versione dei due anziani coniugi sia ritenuta attendibile.

Il comandante della municipale Vasco Comaschi mantiene uno stretto riserbo sulle indagini: «Stiamo lavorando a 360° gradi – spiega – Abbiamo alcune idee e cerchiamo di approfondirle. Al momento, purtroppo, le testimonianze che abbiamo acquisito non ci hanno aiutato a fare chiarezza. Forse c’è un altro testimone o almeno questo è quello che si sente dire da più parti. Stiamo cercando di capire se sia una voce veritiera. Di certo nessun’altro si è fatto avanti. Continuiamo a lavorare, qualsiasi ipotesi è prematura».

Oggi si è diffusa voce che alcune delle persone presenti sul luogo dell’incidente abbiano visto una Mercedes passare da lì, ma al momento la voce è priva di riscontri. Di sicuro le forze dell’ordine stanno dando il massimo per sbrogliare la matassa dei fatti. Ed è probabile che qualcun altro, un nuovo testimone, sia stato ascoltato in queste ore.

Anche al Camping Italia, che ha uno dei suoi ingressi proprio nel punto in cui è avvenuto l’incidente, ci si interroga sull’accaduto: «Sono venuti i parenti della ragazza a chiedere se qualcuno aveva visto qualcosa di utile – spiega la titolare – Anch’io sono andata a vedere ma era già successo tutto. Il campeggio in questo periodo è pieno ma a quanto pare nessuno ha visto il momento in cui la ragazza è caduta. O perlomeno da noi nessuno si è presentato con queste informazioni».

Intanto sulla morte di Aurora e sulla pericolosità della strada Giovanni XXIII è intervenuto anche il consigliere comunale Alessandro Santini: «La città si stringe attorno ai genitori di Aurora, con il loro strazio e la loro disperazione nel cuore – scrive Santini – Siamo tutti stimolati ad agire, troppo tardi per questa povera ragazza, ma va fatto. Che Aurora, quindi, non sia morta invano. Tutti uniti per trovare la giusta soluzione che rivoluzioni la viabilità e la renda più sicura. Il comandante della Municipale Vasco Comaschi sarà la persona giusta per trovare la chiave di volta. Dobbiamo individuare subito una soluzione per via Giovanni XXIII. Serve una pista ciclabile sicura, serve più sicurezza per abitanti e turisti».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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