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Il pianto di David dopo la sentenza «Ma ora ditemi dove sono sepolte»
Il figlio e nipote delle due donne scomparse soddisfatto dell’esito del processo: «Dio esiste» La delusione dei difensori di Remorini e della Casentini: «Verdetto ingiusto, faremo appello»
DAL NOSTRO INVIATO A LUCCA. Quando la corte legge la sentenza con la quale condanna a 38 anni di carcere Massimo Remorini e a sedici l’amante Maria Casentini, David Paolini - figlio e nipote rispettivamente di Velia Claudia Carmazzi e Maddalena Semeraro - scoppia in lacrime. Un pianto liberatorio, il suo. Perché finalmente si mette un primo punto fermo ad una vicenda che ha sconvolto la sua vita. «Erano lacrime di contentezza - ha poi spiegato David - perché è una sentenza che mi soddisfa. Temevo che senza prove certe la condanna fosse più leggera. E invece questa è la dimostrazione che Dio c’è. Adesso però vorrei sapere dove hanno nascosto i corpi di nonna e mamma. Vorrei poterle finalmente piangere».
Fra i più soddisfatti del verdetto l’avvocato Aldo Lasagna, difensore di Francesco Tureddi. Il grande accusatore di Remorini, sulle cui parole si è con ogni probabilità poggiata la sentenza, non sono è stato ritenuto teste credibile, ma è stato anche assolto dall’accusa di favoreggiamento per la quale era imputato nel processo. «Per Tureddi - spiega l’avvocato Lasagna - è una rivincita per tutto ciò che è stato detto e sottinteso nei suoi confronti. Adesso spero che questa sentenza possa valere anche come suo personale riscatto».
Di tutt’altro tenore, invece, le dichiarazioni dei difensori di Massimo Remorini e Maria Casentini. «Quella che è stata pronunciata in quest’aula - spiega l’avvocato Massimo Landi, legale di Remorini - è senza dubbio una sentenza ingiusta. E’ un verdetto che non ha tenuto conto del quadro probatorio che è emerso dal dibattimento. Un quadro estremamente lacunoso e che si fonda sulle dichiarazioni di un teste come Tureddi che non doveva godere di quella credibilità che evidentemente la corte gli ha riconosciuto».
Sconcertato anche l’avvocato Eriberto Rosso, difensore della Casentini. «Davvero è di difficile comprensione come la corte possa aver individuato gli elementi che fondano addirittura il concorso in omicidio volontario. Evidentemente alcune suggestioni emerse dalle dichiarazioni del Tureddi, per quanto contraddittorie e illogiche, sono state ritenute convincenti dalla corte. Adesso aspettiamo le motivazioni della sentenza, ma certamente faremo appello».
Un aspetto importante della sentenza riguarda il maxi risarcimento per le parti civili: 200mila euro a David Paolini, 50mila euro alla sorella Sabrina e 50mila euro a Raffaella Villa, quest’ultima risultata raggirata in occasione di una compravendita. Trecentomila euro che difficilmente Remorini potrà pagare di tasca sua. Ma che potrebbero arrivare laddove venga dimostrato che i soldi sottratti a Maddalena e Velia siano stati utilizzati per l’acquisto del chiosco in Pineta di Levante intestato alla moglie e alla figlia di Remorini avvenuto proprio nel periodo su cui si sono focalizzate le indagini. «Anche per questo - spiegano i legali delle parti civili - aspettiamo di poter leggere le motivazioni della sentenza»
Claudio Vecoli
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