Il Tirreno

Versilia

Il coperto al ristorante non manca (quasi) mai

Secondo l’indagine del Tirreno in Versilia si paga in quattro attività su cinque Si va da un minimo di 1.10 euro a un massimo di 4. Ma c’è anche chi lo azzera

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VIAREGGIO. Per i clienti è un costo sempre più indigesto. Per i ristoratori, invece, una risorsa indispensabile per ammortizzare le spese. Sia come sia, il coperto non demorde. Malgrado la crisi e le bocche storte dei commensali a fine pasto, secondo una indagine campione condotta dal Tirreno fra una trentina di ristoranti nei comuni della Versilia, la stragrande maggioranza delle attività (circa l’80%) mantiene sul proprio menù la voce che di solito varia da 1.50 a 3 euro, ma che nel lusso di Forte dei Marmi tocca anche la cifra record di 4 euro. Per dirla in un modo che ormai non si usa più, ma che rende bene l’idea, sarebbero “8 mila delle vecchie lire”.

Anche per questa stagione molti ristoratori hanno deciso di non rinunciare al coperto, sebbene tanti clienti lo definiscano «antipatico», se non addirittura «odioso». Non solo: alcuni locali hanno finito persino per alzarne il valore, dicono, per far fronte agli aumenti di tasse statali, tributi comunali e spese varie. Così il rischio per il cliente è che la pure ottima cena rimanga sullo stomaco, per la fatica a digerire un costo che spesso considerano poco sensato.

I ristoratori dal canto loro si difendono, e sottolineano in coro come il coperto sia oggi più che mai una entrata preziosa per coprire, ad esempio, le spese di lavanderia, il costo di tovaglioli, posate, pane e servizio. «Due euro di coperto - dice Leonardo, proprietario del Vecchio Casale I Pioppi, a Viareggio - sono più che equi. Basti pensare che c’è chi, prima ancora dell’antipasto, finisce già due cestini di pane!».

Va detto poi che sono molti i ristoratori che, alla voce “coperto”, fanno rientrare preziose accortezze per il cliente: un mini aperitivo, una focaccina calda, grissini, oppure biscotti e cioccolatini per il caffè, fino al tradizionale limoncello.

Quasi tutti i gestori dei ristoranti interessati dalla nostra indagine hanno evidenziato come sia giustificato far pagare un coperto di 2-3 euro se ad esso corrisponde un servizio all’altezza, che comprenda per esempio le tovaglie di stoffa. Perché «fa ridere chi ti fa mangiare su tovagliette di carta e pretende anche entrate extra».

E ancora, non c’è titolare che non abbia precisato: «Se il cliente consuma un pasto completo, e arriva a spendere anche 30 euro, il coperto possiamo anche non farlo pagare». Iole Becagli, titolare del ristorante Cabreo in via Firenze a Viareggio (coperto a 3 euro) chiarisce il concetto: «Se una persona garantisce un primo e un secondo, allora si potrebbe anche togliere. Ma pensate voi - aggiunge - se arriva uno straniero che ordina solo la pasta al pomodoro, spendendo 8 euro in tutto. Io con quella cifra ci devo pagare anche tovaglia, stoviglie, lavanderia e via dicendo. Come potrei non farglielo pagare?».

Non manca però chi sceglie l’opzione del coperto gratis per propria politica, per cortesia verso i clienti, o per la “antipatia condivisa” nei confronti di un costo aggiuntivo rispetto a ciò che il cliente paga per mangiare. Un indicativo 20% di ristoranti versiliesi (magari anche a fronte di prezzi un po’ più elevati per le pietanze) non presentano costi extra da sommare a ciò che si ordina.

«Ritengo opportuno non far pagare il coperto - spiega Gaio Giannelli, titolare di Pozzo di Bugia, noto ristorante di Seravezza - Credo sia giusto far spendere ai clienti solo la somma dei prezzi dei piatti che prendono. Le spese che dobbiamo affrontare noi ristoratori devono rientrare lì - conclude - non è bello imporre un costo aggiuntivo».

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