Il presidio
Attacco alla delibera blocca-spesa: va annullata
I consiglieri di maggioranza: così ci siamo autodenunciati, bisogna cancellarla Nel testo si parla di «gravi irregolarità e violazioni» come da relazione di Santoro
VIAREGGIO. Annullare la delibera di Giunta numero 140 in autotutela: è la richiesta di una parte dei consiglieri di maggioranza, preoccupati dal fatto che sancire «le gravi irregolarità e violazioni che afferiscono alla sfera economico/finanziaria dell’Ente» suoni come un’autodenuncia. Visto che tra gli atti approvati, ma che tali non avrebbero dovuto essere, la delibera - scritta dal segretario generale del Comune, Rosa Priore - c’è anche quella deliberazione di consiglio comunale (numero 36 del 30 novembre 2013 ) che aveva per oggetto la “Variazione di assestamento generale al bilancio di previsione 2013”.
«Ci sono consiglieri che hanno delle perplessità e le manifesteranno», spiega l’assessore al bilancio, Lorenzo Bertoli. «Per quanto riguarda l’amministrazione comunale non vi è alcuna intenzione di procedere in tal senso. Il segretario comunale, che abbiamo interpellato, ha confermato che è tutto regolare. So che c’è l’intenzione di presentare un’interrogazione: quando e se arriverà il segretario comunale risponderà ai consiglieri...». Per Bertoli non vi è alcun problema anche perché «il consuntivo sanerà le situazioni pregresse» delle quali parla espressamente Salvatore Santoro, nella relazione che la delibera di Giunta fa propria. Sia per la parte relativa al blocco delle spese non obbligatorie per legge, quando un amministrazione pubblica si trovi ad operare in “gestione provvisoria” (articolo 163 comma 2 del Testo unico Enti locali); sia per quanto riguarda l’analisi degli atti che portano a parlare di «gravi irregolarità e violazioni».
Irregolarità e violazioni - dicono a gran voce i dirigenti comunali - delle quali non si è fatta parola nella riunione che gli stessi hanno avuto dopo la relazione di Santoro. Incontro nel quale, così si racconta, «si è parlato solo della decisione di bloccare la spesa e di ciò che attiene al lavoro dei dirigenti in questo quadro». Insomma, la delibera di Giunta sarebbe stata «un’accelerazione» rispetto alla relazione di Santoro.
In realtà, il ragioniere capo è netto nel suo esporre. Ed utilizza esattamente le parole che poi si ritrovano nella delibera. Nelle prima quattro righe della relazione di Santoro, infatti, si legge: «Dall’analisi del bilancio di previsione definitivo 2013 è emerso un disavanzo di previsione di 4 milioni e 384.580,28 euro. Disavanzo per il quale non sono stati adottati provvedimenti significativi di riequilibrio neppure in sede di assestamento. Cio è configurabile come una grave violazione di un principio cardine del bilancio: il principio del pareggio finanziario complessivo», Principio fissato nell’articoli 162, coma 6 del Testo unico (Tuel). «Il mancato rispetto - scrive ancora Santoro - di questo basilare principio contabile basta per travolgere tutti gli altri principi di bilancio, evidenziando in particolar modo il rispetto dei principi di veridicità ed attendibilità dello stesso». E questo per quanto riguarda le «violazioni».
Ma Santoro va avanti e tocca anche le «irregolarità» che poi si ritrovano citate nella delibera di Giunta. «L’Ente -si legge nella relazione - alla chiusura dell’esercizio non ha (anche per più anni) restituito integralmente la Tesoriere (allo Stato, ndr) le anticipazioni di tesoreria ricevute e tale comportamento risulta aggravato dal costante ricorso a tale operazione. L’articolo 5 del Decreto legislativo 149/2011 annovera il ripetuto utilizzo delle anticipazioni di tesoreria tra gli indicatori di situazioni di squilibrio finanziario. L’irregolarità posta in essere dall’Ente, dunque, rappresenta senza dubbio una violazione del principio di sana gestione. E, per l’assenza di temporaneità del deficit di cassa, potrebbe costituire una violazione della regola di destinazione dell’indebitamento alle spese di investimento».
Insomma, stracciare la delibera di Giunta non cancella il quadro disegnato con precisione dal ragioniere capo. Anzi: lascia un alone di colpevolezza fin troppo evidente...E non riporta in vita il cadavere.
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