Cade un ramo di 10 metri era fra quelli “controllati”
L’incidente ieri mattina in piazza d’Azeglio: sfiorata una macchina parcheggiata L’esperto: «L’albero doveva essere rivisto a febbraio, ma non ci sono soldi»
VIAREGGIO. Il pericolo vien dall’alto, scrivevamo ieri, raccontando del rischio “caduta alberi” che funesta (e funesterà sempre di più negli anni a venire) Viareggio e i viareggini. Neppure il tempo di far arrivare il giornale in edicola e puntualmente si è verificato un altro incidente. Per fortuna senza conseguenze fatali: poco prima delle 10 del mattino un ramo di quasi 10 metri (una “branca primaria” in gergo tecnico) si è staccato da uno dei pini di piazza d’Azeglio ed è precipitato su via Foscolo, vicino a una Renault parcheggiata proprio lì sotto. La vettura ha riportato solo qualche ammaccatura e diversi graffi, ma poteva andare molto peggio.
Come raccontavamo ieri sono oltre 20mila le alberature presenti nel Comune di Viareggio: la maggioranza ha un’età avanzata, pertanto il rischio di cadute è destinato ad aumentare con il passare del tempo. Solo un quinto di queste 20mila piante è stato sottoposto a un monitoraggio: se n’è occupato il professor Fabrizio Cinelli, dell’università di Pisa. A partire dal 2012 l’esperto ha visionato tutte le alberature presenti lungo strade e piazze del Comune, nei luoghi in cui la caduta di un albero può creare danni seri. Nonostante il 75% delle piante esaminate avesse bisogno di interventi e di un nuovo monitoraggio, il lavoro del professor Cinelli si è interrotto. Motivo? Mancano i fondi. Il ramo caduto ieri in piazza D’Azeglio appartiene proprio a un albero della categoria “rivedibili”. Sul tronco porta affissa la targhetta del censimento: VP3A-55. Inserendo questi dati nel sistema informatico del professore esce fuori la scheda della pianta: «Si tratta di un pino alto 11 metri che era stato controllato nel febbraio del 2013 e classificato con una "C" (propensione al cedimento "moderata"). Le prescrizioni che avevo indicato erano quelle di una potatura di alleggerimento della chioma e di un nuovo monitoraggio entro 1 anno». Il nuovo sopralluogo ovviamente non c’è stato. E anche sulla potatura ci sono molte ombre: «Chi paga i danni? Se i lavori indicati non sono stati fatti paga il Comune», spiega il professore. Vedremo. Di sicuro di situazioni di questo genere ce ne sono centinaia: il 75% degli alberi monitorati rientra nella stessa categoria dell’albero coinvolto dalla rottura del grosso ramo. In pratica, senza dare un seguito al censimento iniziale, il lavoro svolto rischia di essere inutile. Da sottolineare che la caduta del ramo è avvenuta in assenza di vento: «Si è trattato del cosiddetto “summer branch drop” – spiega Cinelli – In estate il legno si asciuga e se il vento ha già provocato dei crack interni la branca cade. Credo che sia quello che è avvenuto».
Dal canto suo l’amministrazione alza le mani: «Che dobbiamo fare? – si domanda l’assessore al verde pubblico Giorgio Fruzza – Non possiamo mica tagliarli tutti. È dal 2012 che questa amministrazione è impegnata su questo fronte: il lavoro eseguito dal professor Cinelli è imponente e l’abbiamo già finanziato con 25mila euro. Ora però non possiamo rivedere tutti gli alberi, non ci sono i soldi. E inoltre non avrebbe senso: basta una libecciata per far cambiare la situazione da un giorno all’altro. Comunque rimarremo vigili: nei giorni scorsi abbiamo stanziato 46mila euro per il taglio delle alberature individuate come più pericolose per la cittadinanza: non è stato sli queste risorse, viste le condizioni disastrose del bilancio comunale, ma la pericolosità della situazione ci ha convinto che era il caso di fare qualcosa».
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