Il Tirreno

Versilia

Teseco rinuncia alla gara Viareggio porto: si riparte

di Donatella Francesconi
Teseco rinuncia alla gara Viareggio porto: si riparte

Accordo raggiunto tra sindaco e cordata vincitrice del ricorso al Consiglio di Stato L’assessore Giannerini: con la vendita possiamo coprire metà disavanzo pubblico

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VIAREGGIO. Se fosse stato un videogame, saremmo stati cinque anni al primo livello. Per passare solo oggi al secondo. La cordata di imprenditori che aveva perso la gara per la privatizzazione parziale della Viareggio porto e poi vinto il ricorso al Consiglio di Stato ieri mattina ha rinunciato a partecipare ad un’eventuale nuova gara con chi si era aggiudicato le quote all’epoca. Anche Teseco (con gli imprenditori viareggini Giuseppe Balducci e Cesare Lazzarini) esce di scena, dunque. Lasciando campo libero all’amministrazione Betti per tutti i passaggi necessari alla nuova gara. Prevedibile - così dichiara al “Tirreno” l’assessore Giovanni Giannerini, fresco di dimissioni dalla presidenza della stessa Viareggio porto - per la primavera 2015.

«Mercoledì incontro un consulente - annuncia Giannerini - per preparare un bando finalizzato alla ricerca di un advisor. Che dovrà fare una valutazione della società per indicare le condizioni per la sua valorizzazione».

In ballo, però, c’è - tutto aperto - il nodo di una patrimonializzazione della società che chiuderà, altrimenti, il bilancio con 1,5 milioni di rosso. Una cifra che deriva dal contenzioso con la Viareggio Patrimonio sulla vicenda dell’Ici sugli specchi acquei e che ha visto la Viareggio porto perde il ricorso presentato. Una cifra che nei bilanci degli anni precedenti non era stata valutata alla voce “rischi”: «C’era un fondo rischi di 300mila euro circa - spiega Giannerini - calcolata sul valore della concessione che è di 55mila euro l’anno».

Il Comune - è la tesi dell’assessore al porto che la difende strenuamente con non pochi attriti all’interno della Giunta - «deve valutare questa situazione. Perché se la vendiamo bene, la Viareggio porto copre da sola mezzo disavanzo». Insomma, altro che zattera di salvataggio, per un’amministrazione stretta tra piano di risanamento e dissesto...

«Non si può fare per legge di coprire così il disavanzo? - è il ragionamento alquanto da fantasista di Giannerini - E va bene: faremo causa per il danno che subiamo a chi ha fatto la legge o a chi l’avrà applicata...L’estrema prudenza - è la mia opinione - fa morire la gente!».

Avanti tutta, insomma. Intorno alla vendita della Viareggio porto si muovono molti appetiti. Ed ancor più è vero se questo passaggio viene individuato come quello che potrebbe cambiare radicalmente i destini di un’amministrazione comunale che oggi sembra fuori dal Mondiale, ma potrebbe avere un unico “rigore” da giocarsi. Costi quel che costi.

«Se vengono altri investitori - sottolinea Giannerini a questo proposito - hanno bisogno di capire la redditività dell’investimento che fanno intorno al porto. Tutto questo c'è e va messo in chiaro».

È la partita del porto, nel suo complesso, dunque quella decisiva per la città e chi la governa. Oggi più che mai. A cominciare dalla divisione degli spazi, tra capannoni e specchi acquei, tema centrale della discussione intorno al nuovo Piano regolatore portuale.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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