Ambulanza ferma? «Un colpo al cuore di chi l’ha donata»
Dopo la vicenda della Misericordia non uscita in servizio protesta una famiglia che ha dato tanto alla Confraternita
VIAREGGIO. «Mi pento di aver fatto un dono alla Misericordia». Sono parole che non si vorrebbero mai pronunciare, quelle di Umberto Petrucci. A maggior ragione se a tirarle fuori, con rabbia, è il rappresentante di una famiglia che ha dato tanto alla Confraternita. A partire dal papà di Umberto, Mario Petrucci, ideatore dei polmoni d’acciaio e amministratore a suo tempo dell’associazione di via Cavallotti.
Fatto sta che la vicenda dell’ambulanza non uscita in servizio per il 118, e che potrebbe costare all’associazione la convenzione per il servizio di emergenza (la decisione dell’Asl è attesa a giorni) ha riempito di sdegno lo stesso Umberto.
«È da un po’ di tempo che seguo le sorti della Misericordia di Viareggio - afferma Umberto Petrucci - Lo faccio perché uno dei miei figli ci lavora: è, infatti, uno dei sei dipendenti rimasti alla cooperativa che gestisce il servizio delle ambulanze per conto della Misericordia. Dipendenti, ma forse sarebbe più corretto definirli volontari, visto che da oltre un anno non percepiscono stipendio. Lo faccio, inoltre, perché mio padre Mario ha fatto parte del consiglio, e poiché era ideatore e costruttore dei polmoni d’acciaio: aveva costruito alcuni esemplari trasportabili adattati al servizio sulle ambulanze per il soccorso sul mare, e ne aveva donato uno alla Misericordia di Viareggio e uno alla Croce Verde di Viareggio».
«Alla morte di mio padre, avvenuta nel 2010 - prosegue Petrucci - ho avuto la malaugurata idea di donare, visto che al tempo costruivo ambulanze e mezzi speciali, l’intero allestimento di un’ambulanza alla Misericordia di Viareggio, affinché restasse una memoria tangibile del suo operato e restasse nell’associazione a cui lui era affezionato e, soprattutto, fosse di pubblica utilità. L’ambulanza in questione è entrata in servizio a marzo 2011, insieme ad una gemella qualche tempo dopo. E l’8 agosto 2013 avevo scritto al presidente Roberto Monciatti e ai consiglieri una lettera in cui chiedevo un incontro per avere chiarimenti sulla paventata perdita del servizio Pet. Non ho mai avuto risposta».
«Quasi un anno dopo - prosegue - leggo articoli in cui si denuncia il serio rischio che la direzione del 118, viste le inadempienze della Misericordia di Viareggio a garantire il personale necessario per svolgere il servizio di emergenza della 12 ore diurne, lo dia ad altre associazioni del territorio più affidabili. Leggo inoltre, e inorridisco, le dichiarazioni del signor Monciatti che afferma: “Ci sono da 35 anni e intendo restarci per altri 35”. Ma io non ho fatto la donazione perché l’ambulanza restasse inoperosa in garage. Ed oggi, ritengo a pieno diritto, vorrei finalmente una risposta. La misericordia esiste da oltre 200 anni, ma ne sono bastati molti meno per affossarla: invece di fare inutili e a questo punto sterili proclami, il signor Monciatti e i consiglieri stessi che hanno permesso questo prendano atto e rendano finalmente un servizio alla cittadinanza, rassegnando in blocco le dimissioni».
@matteotuccini
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