«Quella tragedia è frutto della follia dell’uomo»
VIAREGGIO. «Cinque anni da una notte maledetta e assassina. Cinque anni di dolore, rabbia e lutto. Cinque anni per non dimenticare. Mai». Non dimenticare - sono le parole di Luca Lunardini, sindaco...
VIAREGGIO. «Cinque anni da una notte maledetta e assassina. Cinque anni di dolore, rabbia e lutto. Cinque anni per non dimenticare. Mai». Non dimenticare - sono le parole di Luca Lunardini, sindaco da un anno la notte del disastro ferroviario - che la strage di Viareggio «è stato, non un evento naturale ed imprevedibile, ma una follia dell'uomo che ha distrutto vite e cose». Chi non c'era - continua Lunardini - «forse può illudersi di dimenticare quella notte. Chi c'era sa che questa città non lo dimenticherà mai». Chi non ha vissuto quella notte infernale «può non capirne, fino in fondo, il dramma e può, forse, anche pensare che, alla fine, sarà possibile dimenticarsene. Ma se mai dovesse esistere da qualche parte una assurda graduatoria del dolore, quella notte ne sarebbe al vertice. Chi tra di noi, che lì eravamo quel 29 giugno, potrà mai dimenticare gli assurdi boati che spezzarono la calma di una mezzanotte di inizio estate? O lo strano silenzio che li seguì per pochi attimi? Un silenzio da cui vedemmo scaturire il bagliore di fiamme assassine. O le urla di chi era lambito, colpito, ustionato, da quel rossore rovente? O le sirene che laceravano la notte e gli sguardi spaventati da chi si sentiva impotente nel vedere la propria casa o quella di parenti e amici crollare su se stessa? O gli sguardi persi di chi si aggrappava speranzoso a quelle divise di eroi sconosciuti che si gettavano nelle fiamme per strappare corpi al delirio? E come scordare, impossibile, la vista di quei poveri resti carbonizzati che fino a pochi attimi prima ridevano, gioivano, vivevano? Sono un medico.Dovrei essere abituato alla morte. Ma non ci si può abituare a questa morte. Come non ci si può abituare al dolore inimmaginabile delle infinite agonie negli ospedali. Inutile medicina di fronte alla follia degli uomini».
Una città meravigliosa - conclude l’ex sindaco - «la nostra, che in quelle ore, giorni, settimane ha saputo stringersi attorno ai propri morti, feriti, ai loro familiari. Oggi non ho, né desidero avere, ruoli amministrativi o politici. Sono un viareggino come tanti, ma proprio perché viareggino, ho un'unica preghiera: che, anche adesso, la città non smetta mai di ricordare, in ogni modo e forma possibile, quella notta assassina e continui a chiedere, urlare, con la voce che nasce dal dolore, quell'unica, ma irrinunciabile, cosa che rimane da chiedere: Giustizia». (d.f.)
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