Il Tirreno

Versilia

Oltre seimila versiliesi nel mirino di Equitalia

di Gianni Parrini

Boom di cartelle esattoriali per un totale di 50 milioni di euro: +25% rispetto al 2012 In tutta la provincia sono 30mila i cittadini che hanno chiesto pagamenti dilazionati

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VIAREGGIO. Rateizza, ma non molla. Equitalia, l'agenzia incaricata di riscuotere i tributi per conto di Stato, enti locali e previdenziali, prosegue nella sua attività di recupero crediti in Versilia. Un’attività che stando ai dati sulle dilazioni di pagamento concesse nel 2013 non è certo diminuita. Anzi. Sono oltre 6mila i cittadini della Versilia che lo scorso anno sono stati raggiungi da una o più cartelle esattoriali per un importo di quasi 50milioni di euro. In totale, in tutta la Provincia di Lucca, sono 8.756 i contribuenti che nel 2013 hanno chiesto di poter dilazionare i pagamenti, per un importo totale di 84milioni di euro. Dall’agenzia fanno sapere che circa il 50% dei cittadini iscritti a ruolo da gennaio a dicembre 2013 ha optato per questa soluzione. Rispetto al 2012 le dilazioni concesse da Equitalia sono aumentate di quasi il 25% (erano 6.782, per un totale di 56 milioni di euro). In totale, cumulando le rateizzazioni accese dal 2008, sono 30.094 i cittadini della Provincia che ogni mese devono ricordarsi di versare i soldi a Equitalia. La somma che poco alla volta dovranno pagare è di 205 milioni di euro. Numeri che collocano la Lucchesia al secondo posto in Toscana, preceduta solo da Firenze, che però ha quasi il triplo degli abitanti. La Versilia pesa per oltre un terzo sul dato provinciale: facendo due calcoli si stima che siano circa 10-12mila i cittadini che pagano le rate a Equitalia.

Quello dei pagamenti dilazionati è un sistema che i recenti interventi normativi hanno reso sempre più “abbordabile” per i cittadini. Potremmo dire che rappresenta la faccia buona di Equitalia, l’alternativa alle tristemente note ganasce fiscali: fermo amministrativo dell’auto, pignoramento dei beni, ipoteca sulla casa. Senza contare poi gli interessi maturati sul debito e le sanzioni, che fanno lievitare il saldo di oltre il 30% rispetto alla cifra iniziale. Metodi di riscossione che nel 2011, l’allora ministro Giulio Tremonti ebbe a definire “feudali”. Non a caso, di lì a poco si sviluppò una sorta di “psicosi Equitalia”, di cui hanno fatto le spese anche incolpevoli dipendenti.

Oggi le cose sono un po’ cambiate. Il “decreto del Fare” varato lo scorso anno dal governò Letta ha introdotto una serie di misure utili ad agevolare il pagamento dilazionato: il numero massimo di rate è passato da 72 (6 anni) a 120 (10 anni) per i casi straordinari. Inoltre è stata aumentata da 20mila a 50mila euro la cifra massima per cui può essere richiesta in “maniera veloce” la rateizzazione, mentre per gli importi superiori la rateazione è subordinata alla verifica della situazione di difficoltà economica. «L’agente della riscossione – spiega Equitalia – analizza l’importo del debito e la documentazione idonea a rappresentare la situazione economico-finanziaria del contribuente». Cambiata anche la normativa che faceva decadere dalla rateizzazione: prima bastava saltare 2 rate consecutive, ora per perdere il beneficio della dilazione bisogna saltare almeno otto rate (anche non consecutive). Rivisto pure il meccanismo dei pignoramenti: nessuna azione sui conti correnti di pensionati e lavoratori dipendenti con entrate mensili inferiori ai 5mila euro. Anche la prima casa è intoccabile: per legge è vietato pignorare l’unico immobile posseduto dal contribuente. In caso di altri immobili, invece, la soglia del debito minimo è fissata a 120mila euro (prima era di 20).

@Parrini77

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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