Italia
Getta un sacco nel fiume con dentro gattini morti
La testimonianza choc della ragazza che ha affrontato l’uomo colto sul fatto: «Ho provato a fermarlo, lui mi ha dato un pugno e poi è riuscito a scappare»
PIETRASANTA. Quando ha aperto quel sacco si è trovata di fronte a uno spettacolo raccapricciante: all’interno ha scoperto i corpi esanimi di numerosi gattini. Tutti cuccioli. Cinque, sei, sette carcasse. Forse di più. Nei concitati momenti non ha pensato a contare il numero delle bestiole: la sua attenzione si è subito rivolta all’uomo che si allontananava dopo aver gettato il contenitore nel fiume. Ha provato a fermarlo, ne è nata una colluttazione: lo sconosciuto l’ha colpita e poi è scappato, facendo perdere le tracce.
È questo il racconto choc di una ragazza 20enne di Pietrasanta (che per ovvie ragioni preferisce restare anonima): era scesa sulla spiaggetta di sassi in località “La Foccola”, in cerca di tranquillità. Si è ritrovata invece testimone di un gesto di una crudeltà assoluta. L’episodio è avvenuto sabato pomeriggio sul fiume Versilia, nel punto in cui si incrociano Ripa, Pozzi e la vicina Vallecchia, al confine tra i comuni di Seravezza e Pietrasanta.
«Stavo leggendo un libro - racconta la ragazza, ancora scossa dall’accaduto - poi ho notato un uomo che scendeva l’argine, fino ad arrivare alla zona dove mi trovavo anche io, nel punto dove si può camminare per via dei ciottoli».
L’uomo tiene in mano un sacco, aspetto che attira subito l’attenzione della giovane. Lei all’inizio rimane ferma, ma non perde d’occhio quell’individuo: «Altre volte, in passato, ero andata al fiume per rilassarmi, e avevo già visto persone con la cattiva abitudine di gettare cose nel fiume dentro ad alcuni sacchi. Amo gli animali - prosegue - perciò spesso avevo avuto il timore che qualcuno avesse avuto l’intenzione di sbarazzarsi di un cane o di un gatto in quel modo. Le volte in cui ho controllato quei sacchi, però, non avevo mai trovato niente del genere».
Stavolta però è diverso: l’uomo si avvicina alla riva e getta il contenitore nelle acque del fiume. Poi si allontana. «A quel punto - continua la ragazza - mi sono alzata di scatto e ho corso il più velocemente possibile per recuperare il sacco. Avevo un brutto presentimento». Stavolta la sensazione è giusta, e il ritrovamento terribile: «Il sacco era pieno di gattini morti, tutti cuccioli. Non so se fossero già morti prima, per cause naturali. Penso proprio di no, vista la reazione che ha avuto l’uomo».
La giovane corre verso lo sconosciuto: gli afferra il braccio, gli dice che quello che aveva fatto era orribile, e che lei avrebbe potuto denunciarlo. «Per tutta risposta mi ha colpito con un pugno al volto. Per fortuna - rivela - pratico arti marziali da tempo, quindi ho incassato e ho risposto all’aggressione. Ma lui se l’è data a gambe, è ritornato sulla strada ed è fuggito in auto».
Come ha confidato alla Guardia forestale, non è riuscita a prendere il numero di targa della macchina. «Non so neanche dire di dove fosse - conclude la giovane testimone - perché non ha detto una parola. So solo che era un uomo piuttosto grosso e robusto».
Non tutte le storie di violenze sugli animali hanno un lieto fine come quella di Molly, il cane salvato dopo un passato di sevizie grazie all’adozione di un giovane di Querceta. Spesso è invece impossibile impedire che la tragedia si compia. In questi casi non resta che la rabbia impotente e la cruda amarezza di fronte a un atto efferato e, nella sua semplicità, tremendamente inquietante.
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