Il presidio
«Già ad Aversa si sentiva un odore di bruciato»
Le testimonianze dei passeggeri del treno che proveniva dalla Campania C’è chi denuncia: «Nessun aiuto dal personale, la cosa non finisce qui»
PISA. «Siamo scesi dal treno grazie ai vigili del fuoco e alla polizia che hanno fatto un ottimo lavoro. Ma dobbiamo dire la verità: il personale di Trenitalia non ci ha per niente aiutato. Anzi, noi non lo abbiamo proprio visto in mezzo a tutta quella confusione».
Alessandro Nunziata è un avvocato di La Spezia e fa parte dei circa 150 passeggeri che sono stati evacuati dal treno in fiamme. «Credo di poter parlare a nome di tutti quelli che erano sul treno – aggiunge Nunziata –. Non abbiamo avuto l’assistenza che è necessaria in questi casi. Per quanto mi riguarda la cosa non finirà in questo modo. Ci hanno fatto scendere, siamo arrivati in questa piazzola e poi siamo stati dimenticati. Non una bottiglia d’acqua, non un’informazione su quello che è successo». Incontriamo Nunziata insieme ad altri passeggeri scesi dal treno in una piazzola lungo l’Aurelia, quasi all’uscita Pisa Nord dell’autostrada. Da quasi due ore attendono un mezzo che li porti in un luogo più tranquillo. Hanno avuto paura e non lo nascondono.
Una giovane risponde al telefono e si sfoga: «Abbiamo rischiato di morire, nessuno sapeva dirci cosa stava succedendo intorno a noi». Protestano civilmente e ogni volta che un volontario delle associazioni intervenute in seguito all’emergenza si avvicina alla piazzola cercano di sapere cosa ne sarà di loro, come trascorreranno la notte. Molti hanno pesanti pagagli al seguito. Soprattutto chi ha affrontato un viaggio dalla Campania alla Liguria. «Noi siamo saliti ad Aversa e sul treno c’era già uno strano odore di bruciato. Pensavamo che potesse esserci un problema ai freni. Vicino a Grosseto il treno è rimasto fermo a lungo e quando siamo arrivati a Pisa aveva accumulato più di venti minuti di ritardo. Ma nessuno pensava che nel penultimo vagone ci fossero problemi così gravi. Quando è intervenuta la polizia ci hanno fatto scendere, aiutati anche dai vigili del fuoco. Hanno rotto alcuni finestrini per controllare che in mezzo al fumo non ci fossero persone. Poi siamo arrivati qui, dopo avere camminato lungo i binari al buio con le valigie, e ci hanno lasciato come pecore per la strada: questo dovete dirlo». Aspettano gli autobus mentre una dottoressa divide i gruppi in passeggeri, a seconda della destinazione: Viareggio, Massa e verso le stazioni successive, le varie destinazioni del treno bloccato.
«Abbiamo respirato a lungo il fumo dell’incendio – si sfoga uno dei passeggeri, Carlo Alberto, salito sull’Intercity a Grosseto – ma nessuno si è preoccupato di portarci dell’acqua e sul treno non c’era». Una richiesta che ripetono anche ai volontari dell’emergenza sanitaria. «Non è compito nostro», risponde uno di loro. Le prime testimonianze confermano che i vigili del fuoco non sono potuti intervenire subito a spegnere le fiamme. Hanno dovuto attendere che la linea venisse messa in sicurezza, che fosse disattivata la corrente. Ma per fare questo sono trascorsi almeno cinquanta minuti. Mentre il fuoco continuava ad avanzare distruggendo il penultimo vagone e buona parte dell’ultimo.
Sabrina Chiellini
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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