Il presidio
Strage: difesa all’attacco e cartellino rosso del giudice
L’avvocato Gaetano Scalise nega che a scavare sotto la cisterna sia stato il Gpl e attacca l’ispettore di polizia Angelo Laurino per la pagina Facebook
VIAREGGIO. «Questo tono così polemico con il teste mi sembra proprio inadeguato...»: il presidente del Collegio, oltre che giudice è anche arbitro e Gerardo Boragine ha visto troppe udienze per non sapere che dietro alla “palla” processuale qualche calcio può scappare senza che si debba per forza tirare fuori il cartellino. Ma nell’udienza di ieri al Polo fieristico di Lucca, sotto gli occhi dei familiari delle vittime di un disastro ferroviario da 32 morti, l’avvocato romano Gaetano Scalise ha rischiato il cartellino rosso. Perché ai toni polemici ha aggiunto contenuti che al presidente del Collegio hanno fatto dire: «Avvocato, la prego di non andare oltre...Avvocato Scalise, le devo togliere la parola».
Sul banco dei testimoni, per l’ultima udienza che lo vede in questa veste, ancora Angelo Laurino, ispettore superiore della polizia di Stato, comandante dell’ufficio di polizia giudiziaria della Polfer Lombardia. L’uomo che ha indagato per tre anni, tra rilievi della Scientifica e rogatorie con la Germania, insieme agli altri componenti della squadra Polfer messa insieme dalla Procura di Lucca guidata da Aldo Cicala.
«Ispettore, guardi questa foto: quel getto d’acqua è un vigile del fuoco o una fontanella?». Gaetano Scalise mostra le immagini scattate il mattino del primo luglio. Quando tredici cisterne cariche di Gpl se ne stavano i sui binari della stazione di Viareggio, ad un passo dalle case all’interno delle quali si cercavano ancora i morti. Di fontanelle, purtroppo, su quei binari non ce n’erano. Ed il getto d’acqua diretto alla cisterna squarciata è quello dei vigili del fuoco. La domanda dell’avvocato Scalise (che difende Enzo Marzilli, all’epoca dei fatti contestati responsabile della Direzione norme, standard, sviluppo e omologazione di Rfi) porta il sostegno al collega Armando D’Apote, difensore di Ferrovie e dell’ex amministratore delegato del Gruppo, Mauro Moretti.
Al centro del contendere il quesito su quanta forza abbia mai un picchetto di regolazione curve: quello che secondo l’accusa ha squarciato la cisterna e l’altro, rimasto in piedi ad un passo dallo squarcio e dalla buca che il Gpl ha creato nel terreno senza, però, svelgere il picchetto. Che, dunque, si mostra elemento resistente a sufficienza. Serviva dimostrare che a scavare la buca - nella quale entra un uomo di medie dimensioni come dalla foto che pubblichiamo (agli atti) - non fu il gas ma l’acqua. Quella dei vigili del fuoco. Diretta sulle cisterne per tutta la loro lunghezza, così da raffreddarle uniformemente, visto il calore che l’incendio ancora sprigionava. Una tesi, quella di Scalise, che nega le dichiarazioni dello stesso comandante delle operazioni dei vigili del fuoco in quei giorni, l’ingegnere Giuseppe Romano che su questo ha già testimoniato con competenza e chiarezza.
Dai toni «polemici», Scalise è passato a farsi togliere la parola quando ha puntato il dito sulla pagina Facebook di Laurino. Il quale fa il poliziotto da sempre e, da “sbirro” verace, tiene d’occhio il mondo, compreso il gruppo “Associazione nazionale Viareggio, Aquila,Moby Prince, per giustizia”, non creato dai familiari delle vittime della strage oggetto del processo. Gerardo Boragine (con i giudici Nidia Genovese e Valeria Marino) non ha ammesso agli atti del dibattimento il materiale tratto dalla pagina Facebook dell’ispettore.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
