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Da 9 mesi senza lavoro né cassa integrazione. «Renzi aiutaci»
La lettera dei 12 dipendenti del Brico Pietrasanta, costretti a farsi aiutare dai genitori o dai figli: «Non abbiano soldi per curarci e neppure per mangiare»
PIETRASANTA. Da 9 mesi sono senza lavoro. E da 9 mesi sono in attesa della cassa integrazione.
Una situazione disperata quella che vede come incolpevoli protagonisti 12 dipendenti del Brico Pietrasanta, lavoratori che si sono trovati nel mezzo in una controversia legale fra due diverse società per questioni legate alla titolarità del marchio.
In attesa che l'iter dei tribunali faccia il proprio corso gli stessi dipendenti hanno così deciso di chiedere aiuto scrivendo, nella giornata di ieri, una lettera al Presidente del consiglio Matteo Renzi.
«Siamo consapevoli dei molti impegni del Premier, ma speriamo e riteniamo che troverà il tempo per leggere queste poche righe» ci fanno notare.
Lettera che prova a fare il punto di una situazione intricata e avvolta nei meandri paludosi della burocrazia.
«Il 3 settembre 2013, l'azienda di cui siamo dipendenti, Brico Pietrasanta, veniva posta sotto sequestro dal tribunale di Milano a seguito di una diatriba societaria fra la casa madre (Brico Center) e il nostro punto vendita e da allora, nonostante i nostri tentativi di sensibilizzare l'opinione pubblica, attraverso incontri con l'amministrazione comunale e la stampa, tutto è rimasto invariato. Siamo in cassa integrazione in deroga dal 3 settembre e, ad oggi, non abbiamo ricevuto un centesimo - si legge nella lettera sottoscritta dai 12 dipendenti - Chiamiamo l'Inps che ci risponde di chiedere in Regione, telefoniamo in Regione e ci dicono che lo Stato non ha al momento soldi da stanziare. Quindi ecco perché la decisione, Presidente, di chiedere aiuto direttamente a Lei».
«La nostra situazione di cassaintegrati, che del resto è la stessa di altre migliaia in Italia - prosegue la lettera a Renzi - dopo 9 mesi è veramente insostenibile: c'è chi ha dei figli da mantenere, chi ha bisogno di curarsi e non può perché senza stipendio e senza l'arrivo della cassa integrazione. Facciamo una fatica immensa ad andare avanti, siamo costretti a chiedere quel poco di aiuto che ci possono dare, a genitori pensionati, ai nostri coniugi, addirittura ai nostri figli. E spesso i due pasti principali della giornata corrispondono effettivamente ad uno. Senza contare il morale a terra e la delusione nel vedere la lentezza dello Stato nello snellire questa burocrazia.E ci creda, signor Presidente, questa non vuole essere una mancanza di rispetto, ma soltanto una critica costruttiva. Confidiamo, sinceramente, in una risposta concreta al nostro disagio che appunto rispecchia quello di molti chiosa, con amarezza, la missiva».
La parola, adesso, passa a al premier Renzi.
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