Il Tirreno

Versilia

I cavatori si mobilitano per salvare il loro lavoro

di Tiziano Baldi Galleni
I cavatori si mobilitano per salvare il loro lavoro

In tanti sono scesi dalle montagne per partecipare al maxi-consiglio sul marmo I Comuni della Versilia ribadiscono: qui la nostra storia, nessuno ce la porterà via

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STAZZEMA. I cavatori sono scesi dalle montagne: hanno spento i macchinari e con la polvere bianca ancora sui vestiti hanno abbandonato le cave per difendere il loro lavoro. Luogo di ritrovo Cardoso, dove ieri si è svolto il consiglio comunale congiunto di tutte le amministrazioni della Versilia, e si è parlato proprio del futuro del marmo nell’area del Parco delle Alpi Apuane. In relazione al Piano paesaggistico della regione Toscana che andrà ad incidere sulle aree estrattive del Parco, e in un primo momento si era parlato di una massiccia chiusura graduale. Tutte le altre amministrazioni con i loro sindaci si sono schierate in questa battaglia insieme al comune di Stazzema e quello di Seravezza, gli unici due coinvolti direttamente da bacini marmiferi. Infatti il Consiglio ha votato un documento in proposito che sarà inoltrato alla Regione Toscana. Già dal prossimo incontro con Enrico Rossi (il terzo) al tavolo di discussione si siederà anche Pietrasanta con Domenico Lombardi, che ha chiesto espressamente alla giunta di essere coinvolto. La sala del Palazzo della cultura di Stazzema era strapiena di operai (alcuni venuti anche della Garfagnana), imprenditori del marmo e tutti i consiglieri delle sette amministrazioni. Molti saliti a Cardoso con la navetta da Pontestazzemese. Le parole ripetute più spesso sono state: “identità sociale”, “storia della Versilia”, “economia trainante” e “arte”. Perché sono un po’ queste le caratteristiche che legano tutto il comprensorio della Versilia con le cave.

«La compatibilità tra il Parco delle Alpi Apuane e le aree estrattive è stata ammessa anche dall’Unesco, con i loro commissari venuti da tutto il mondo, che hanno attribuito il riconoscimento alle Apuane di Geoparco dell’Unesco», ha detto il sindaco Michele Silicani che ha aperto il consiglio. E infatti sia Ettore Neri, sindaco di Seravezza, che Maurizio Verona, vicesindaco di Stazzema, hanno ricordato che l’alternativa «sarebbe quella di fare i pastori, o boscaioli, che nessuno vuole fare», e «che il territorio rischia di diventare un dormitorio destinato al degrado” se le cave dovessero chiudere. Gli altri sindaci hanno invece ricordato che il rischio riguarda anche gli altri comuni. «Le preoccupazioni - ha detto Lombardi - sono anche dei comuni dove si lavora. Quella del marmo è un’identità e un valore forte dell’economia e dell’organizzazione sociale di tutta la Versilia». Anche il sindaco di Forte dei Marmi Umberto Buratti ha parlato di identità culturale «che ha reso possibile lo sviluppo di Forte dei Marmi». Mentre Del Dotto, sindaco di Camaiore, ha parlato di «ingloriosa iniziativa della Regione Toscana». Da parte di tutti poi c’è stata una bocciatura sui metodi utilizzati dalla Regione Toscana che non ha coinvolto nello sviluppo della bozza del piano paesaggistico gli enti locali. «Per noi è stato uno shock - ha spiegato Neri – perché non eravamo pronti, e inoltre venivamo da due anni di discussione insieme agli imprenditori del lapideo, i sindacati, i quattro comuni della Versilia e le associazioni, dove abbiamo prodotto una nostra proposta di sviluppo condivisa che tenesse conto delle tradizioni, dell’ambiente e del paesaggio. Ma in un colpo siamo stato scavalcati dalla Regione». Poi Neri ha lanciato una dura critica: «Forse non ci sarebbe da parlare di Piano paesaggistico, ma di peso politico, e di qualcuno che andava accontentato. Non siamo disposti a subire questo tipo di atteggiamento e difenderemo la nostra storia e la nostra cultura».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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