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«La vittoria? La dedico ai miei detrattori...»
La gioia e il sarcasmo di Alessandro Avanzini dopo l’ennesimo trionfo: «Ma nelle ultime settimane ho temuto seriamente di non farcela»
VIAREGGIO. Sei primi posti negli ultimi nove anni. E, quando è mancata la vittoria, è comunque salito sempre sul podio. Alessandro Avanzini è indubbiamente il grande dominatore dell'ultimo decennio del Carnevale di Viareggio. Ma il successo del suo cyberagno, quest'anno, era tutt'altro che scontato. Ed è lui stesso ad ammetterlo per primo quando, sulle note di We are the champions, racconta le sue emozioni a caldo. «Sapevo di aver fatto un buon carro – spiega sommerso dall'affetto delle sue maschere – ma la vittoria non era affatto scontata. Dopo il primo corso ho ricevuto una apertura di credito da più parti che mi ha fatto ben sperare. Ho visto che il mio carro era inserito quasi sempre nei primi tre posti delle classifiche. Però negli ultimi giorni anche altre costruzioni sembravano aver calamitato l'attenzione del pubblico. Insomma, ho davvero temuto di non farcela. Anche se in cuor mio c'ho sempre sperato. Diciamo che sarei rimasto deluso se fossi finito fuori dal podio...».
Per Avanzini non c'è un ingrediente segreto del carro che gli ha permesso di vincere. «Credo che per realizzare una costruzione di successo servano fondamentalmente tre elementi: creatività, progettualità e innovazione. Ecco, credo che La Rete avesse tutte queste caratteristiche. E chi ha avuto il compito di giudicare, ne abbia tenuto in considerazione».
Avanzini affronta poi il tema della poca cartapesta. Che i più critici nei suoi confronti indicano come uno dei punti deboli del carro. «Guardate che questo carro è fatto con la tecnica della cartapesta. Sia della testa che delle zampe ho fatto i calchi in gesso, poi ho utilizzato la carta a calco e ne ho rinforzato l'interno con della vetroresina. A quel punto, per ottenere l'effetto cromatico che volevo dare al carro, ho stuccato i pezzi, li ho rifiniti per renderli più lisci e a li ho dipinti con una vernice metallizzata speciale che si utilizza nella cantieristica. Chi dice che il ragno non è di cartapesta dice una cosa non vera».
Un’altra critica che è stata mossa al carro fin dalla prima uscita riguarda i colori, che in molti hanno giudicato poco carnevaleschi. «Io volevo e dovevo rappresentare il mondo della rete, della componentistica dei computer. Il cromatismo doveva ricordare quello di certi prodotti industriali. Non potevo certo utilizzare dei colori pastello. Ritengo di aver fatto una scelta stilistica che non poteva che essere quella».
Nove anni fa la prima vittoria da solo, senza più il padre Silvano a fianco, con «El matador». Poi una sfilza di primi premi. «Cosa è cambiato da allora? Naturalmente certe sensazioni mutano con il passare degli anni. La maturità è necessariamente diversa. Se però c’è stato un vero momento di discontinuità con il passato è stato con “Avanti miei prodi”. Con quel carro mi sono definitivamente distaccato dall’ingombrante eredità di mio padre. E da allora ho cercato un mio percorso più personale. Spero di esserci riuscito. E vorrei poterlo portare avanti ancora per molto: fino a che avrò l’entusiasmo di fare questo lavoro, vorrei sperimentare sempre nuove strade».
E a proposito di nuove strade da alcuni anni, dopo il Berlusconi di Rex pubblica, Avanzini sembra aver abbandonato quella della satira politica più tradizionale. «È vero. Un po’ perché questo sistema politico così labile rischia di non darti punti di riferimento certi: ieri c’era Letta, oggi c’è Renzi, domani chissà... Ma soprattutto sono personalmente stanco di questa sovraesposizione dei politici: una visibilità che mi disturba sempre di più». L’ultima battuta è una frecciata diretta ai suoi critici più feroci. «A chi dedico questa vittoria? A tutti i miei detrattori...»
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