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L’abbraccio di Pietrasanta «Cuaron, uno di noi»
Il regista messicano festeggiato in municipio dopo la conquista degli Oscar Il sindaco Lombardi: subito la procedura per la cittadinanza onoraria
PIETRASANTA. Ressa, abbracci, telecamere, tappeto rosso, quello delle grandi occasioni e un brindisi alla cittadinanza onoraria in divenire. Il rendez-vous di Alfonso Cuaron con Pietrasanta si è consumato ieri mattina all’ombra di un municipio preso d'assalto da televisioni e fotografi, ma anche da tutti coloro, in particolare ragazzi e bambini, che nella marcia trionfale di Gravity - 7 premi Oscar - hanno riconosciuto la firma di un regista con cui spesso scambiano due chiacchiere dalle parti di piazza Duomo. «Questa è una città di grande cultura ma anche particolarmente generosa e semplice. I casi della vita mi hanno portato a Pietrasanta ed è stata una fortuna: qui ci vivono i miei figli, Bu e Olmo, qui vengo appena posso per accompagnarli a scuola, per fare i compiti con loro, per trascorrere ogni momento possibile insieme. La cittadinanza onoraria? Ringrazio il sindaco per il pensiero. Sono commosso» le parole di Cuaron, mentre i fotografi lo immortalano con due statuette fra le mani.
«La nostra - sottolinea il sindaco - vuole essere una cerimonia semplice: poche parole, un omaggio artistico - una scultura in bronzo di Romano Cosci - un brindisi - organizzato da L'Enoteca Marcucci - e l'abbraccio simbolico con la città. Così come è persona semplice e alla mano, Alfonso Cuaron che ci ha inorgoglito con i suoi sette Oscar che sentiamo un po' anche nostri. Pietrasanta è città che vive in simbiosi con i suoi artisti: oggi - ieri per chi legge, ndr - ci sono qui con noi ad accoglierlo Mitoraj, Ciulla, Aceves. Adesso, dopo la città dell'arte e della cultura, saremo, grazie ad Alfonso, anche la città del cinema. Per questo, già nei prossimi giorni, avvierò l'iter della cittadinanza onoraria che andremo a consegnare, probabilmente in una cerimonia a teatro con modalità ancora da concordare, nei mesi estivi» afferma Lombardi all'interno di una sala consiliare che tracima, ogni poche battute, in un coro di applausi, mentre le telecamere di Sky, Rai e Televisa -emittente messicana - si accalcano intorno al regista.
«Girare un film in Toscana? Sarebbe interessante, ne parlerò con i miei scrittori preferiti, Grossi e Carlotto. E poi sarebbe l'occasione per stare vicino a Bu e Olmo. Penso a un film meno tecnologico e più con i piedi a terra, qualcosa di intimistico. Vedremo, anche se è presto per parlare di futuro, ho l'esigenza di ritornare ad una vita normale, più tranquilla, sono stati anni particolarmente intensi. Gravity è partito come un piccolo film per poi diventare, passo dopo passo, una grande produzione. Un’avventura splendida, ma veramente faticosa» sottolinea Cuaron, mentre gli amichetti della figlia Bu fanno volume intorno alle statuette: c'è chi le solleva, chi fa con le dita il segno della vittoria, chi reclama l'ennesima fotografia con «l'amico Alfonso, quello che ha fatto volare, e ancora non si sa come, Clooney per lo spazio». Il resto è una girandola di strette di mano, di calici al cielo, di congratulazioni istituzionali - a firma del vice-residente della Provincia Maura Cavallaro - di interviste esclusive invocate da Sky, di cinefili incalliti che tentano di consegnare a Cuaron il dvd da loro stessi realizzati o ancora una nuova sceneggiatura. Poi, ai titoli di coda, l'abbraccio con la figlia Bu - custode di ogni premio ricevuto dal genitore - e il ritorno a una vita, dopo i bagliori della notte degli Oscar, «finalmente normale».
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