Il Tirreno

Versilia

Cave: le imprese chiedono alla Regione regole uguali per tutti

di Tiziano Baldi Galleni
Cave: le imprese chiedono alla Regione regole uguali per tutti

Il coordinamento delle imprese del lapideo si rivolge all’assessore Marson: stralciamo il piano paesaggistico

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SERAVEZZA. Che la questione della differenza normativa per le cave all’interno del Parco rispetto a quelle del bacino marmifero di Carrara, prima o poi, sarebbe di nuovo emersa era prevedibile. Soprattutto in questo contesto. A chiedere l’applicazione di un’unica normativa per tutti alla Regione Toscana – in procinto di approvare un nuovo Piano Paesaggistico e modificare l’unica legge (la 78 del ’98) in materia di cave – è il coordinamento delle Imprese Lapidee, formato dalla Cam e dalla Cosmave. Che sull’onda delle proteste per il Piano regionale, che prevede la progressiva chiusura delle attività estrattive in zona Parco, oggi chiede alla stessa Regione regole uguali per tutti.

Nei giorni scorsi qualche autorità locale, timidamente, aveva già sollevato il problema. I vincoli proposti nella bozza del Piano paesaggistico rischiano di far chiudere oltre il 70% delle cave attive nel Parco. Circa 45.

«Il Coordinamento chiede alla Regione Toscana di prendere necessariamente in considerazione, una volta per tutte, l’esigenza che la totalità delle imprese e attività estrattive Apuo-Versiliesi – si legge nella nota - siano disciplinate esclusivamente dalla medesima legge, la numero 78 del ‘98. Risulta urgente e doveroso allineare la regolamentazione delle attività estrattive intercluse nel territorio del Parco delle Apuane alla legge quadro regionale che vincola e tutela le attività estrattive in genere».

«Non è pensabile - continuano le imprese - che vi siano, adesso e per il futuro, differenziazioni sostanziali, vincoli e norme differenti e discordanti, per le stesse attività imprenditoriali e lavorative all’interno della Toscana. La Regione deve distinguere e portare su piani gestionali armonici l’amministrazione e lo sviluppo del Parco da un lato, e la regolamentazione delle attività produttive dall’altro. Tutte le imprese estrattive devono avere le medesime certezze ed identico trattamento normativo in qualità di “invarianti strutturali” nell’intero Distretto Lapideo Toscano».

Cam e Cosmave, intanto, «valutano positivamente» l’apertura sul tema del Presidente Enrico Rossi. Si è infatti aperto un tavolo di discussione (il primo incontro si è svolto mercoledì) con i sindaci dei comuni interessanti, cioè quelli all’interno del Parco delle Apuane. Gli enti coinvolti si riuniranno comunque quest’oggi presso la Internazionale Marmi e Macchine (Imm) a Carrara, per «l’esigenza di un ulteriore approfondimento del quadro conoscitivo – prosegue la nota del Coordinamento - per la parte riguardante le attività estrattive del Parco Regionale, anche in riferimento alla nuova stesura della legge 78/98. Tale quadro si è rivelato carente nella valutazione dei riflessi economico-occupazionali e preoccupante per le prospettive di crescita future». Il Coordinamento delle Imprese Lapidee auspica uno studio “affidabile” per fotografare «il trend di crescita in atto, che sappia differenziare le attività specifiche di ogni comparto del Distretto e sappia altresì valutare il riposizionamento delle aziende lapidee sulle risorse marmoree locali anche a seguito della devastante crisi del granito e della trasformazione dei materiali esteri». Infine gli imprenditori avanzano una proposta all’assessorato all’urbanistica, a capo del quale c’è l’assessore Anna Marson, prenderà in considerazione: «Stralciare la parte riguardante l’attività estrattiva dal Piano Paesaggistico e avviare una riforma globale di tutta la normativa attinente, in continuità con una pianificazione regionale iniziata oltre 30 anni fa, che ha saputo conciliare ambiente, storia ed escavazione nella nostra terra».

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