Italia
Le regole sull’estrazione contestate di fronte al Tar
SERAVEZZA. Il piano paesaggistico della Regione, con lo stop alle cave in zona Parco, potrebbe vanificare tutto il lavoro che sta portando avanti l’ente nell’ambito del nuovo Piano delle zone...
SERAVEZZA. Il piano paesaggistico della Regione, con lo stop alle cave in zona Parco, potrebbe vanificare tutto il lavoro che sta portando avanti l’ente nell’ambito del nuovo Piano delle zone estrattive all’interno dell’area tutelata. Ma in realtà contro questo lavoro ci si sono messe le aziende del lapideo. Con ben due ricorsi al Tar nei quali sono state impugnate due decisioni prese dal Parco negli ultimi mesi, proprio dal nuovo consiglio, presieduto da Alberto Putamorsi. Nel primo caso diverse aziende del lapideo, e non solo, che operano nell’Alta Versilia hanno contestato la delibera con la quale il Consiglio ha dettato le direttive agli uffici tecnici per iniziare ad elaborare il Piano delle attività estrattive. «Si tratta di un nucleo di aziende, tutte della Versilia» spiega Putamorsi. In particolare i principi dettati dal Parco, e presumibilmente contro i quali si sono schierati le aziende, riguardano la disciplina di escavazione di alcuni materiali, il restringimento dell’area totale di estrazione, e la maggior qualità delle materie estratte e il tipo di escavazione a tutela del paesaggio.
«Vorremmo puntare maggiormente sull’escavazione in galleria – spiega il presidente del Parco – e ad una diminuzione delle aree estrattive. Dobbiamo seguire quello che ci dicono gli studi delle Università e delle istituzioni in termini giacimentologici, individuando i siti estrattivi buoni, dove c’è marmo e non dove c’è materiale di bassa qualità e si producono tanti scarti». Il Parco proverà anche a chiedere un aumento della percentuale da lavorare in loco. Come aveva già dichiarato il Presidente, «si può scavare ma non incondizionatamente; vogliamo che ci sia sempre un vantaggio per le aziende senza metterle in ginocchio».
A portare il Parco davanti al Tribunale amministrativo è stata anche l’azienda di Querceta Henraux Spa, ma questa volta da sola. Si sarebbe appellata ad una questione diversa, che riguarda le cave dismesse, sulle quali è previsto dal Parco un Piano di ripristino, che permette di prelevare materiale solo per un quantitativo limitato e la successiva e immediata bonifica dell’aria. «In questo caso – spiega Putamorsi - abbiamo cercato di contestualizzare questa possibilità prevista dalle norme del Parco. Abbiamo dettagliato maggiormente casi con delle griglie più precise decidendo quando prevedere il ripristino e quando no. Ad esempio se per ripristinare una cava devo costruire anche una strada per arrivarci non ha senso, e così se rischio di deturpare degli elementi botanici e zoologici fragili». Per l’Henraux però non starebbe al Parco delle Alpi Apuane redigere un Piano estrattivo nuovo, ma alla Regione Toscana, così l’ha trascinata davanti ai giudici. «La cosa interessante – conclude Alberto Putamorsi – è che davanti al Tar a difendere le nostre ragioni ci saranno proprio gli avvocati della Regione e non quelli del Parco; perché è la legge (della Regione) che stabilisce che il Parco debba proporre e la Regione legiferare». (t.b.g.)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
