Il presidio
Caffè più caro da febbraio? In molti bar non sarà così
L’associazione dei commercianti tasta il polso alla categoria e avverte: «Ritoccando i prezzi si rischia un’ulteriore contrazione della domanda»
VIAREGGIO. In Passeggiata si stanno preparando ad aumentare il prezzo del caffè. Dopo sei anni - ha spiegato Federico La Ferla, responsabile Confcommercio per i pubblici esercizi di Viareggio, dando voce a molti colleghi del centro - un rincaro è pressocché inevitabile, alla luce dell’incremento del costo degli affitti, dell’iva e delle tasse. Ma in molte zone della città non sarà così. Questo almeno è quanto prevede il direttore dell’associazione dei commercianti Francesco Lemmi che in questi giorni sta tastando il polso alla categoria.
«Tenere fermo il prezzo - sottolinea - non è facile, soprattutto per chi, come chi lavora in passeggiata, è in affitto e deve sostenere spese per il personale sempre più onerose. Ma per molti altri bar, specie quelli a conduzione familiare, l’idea di aumentare di dieci centesimi la tazzina in questo momento richiede una valutazione molto attenta».
Il motivo lo spiega la giunta esecutiva dell’Associazione dei commercianti in una nota diffusa ieri mattina. «In un momento di forte crisi dei consumi - sottolinea l’organismo dirigente dell’associazione - la difficoltà è doppia perché ritoccando i prezzi si rischia, concretamente, un’ulteriore contrazione della domanda con evidenti, negative ripercussioni sulle aziende, i loro dipendenti e tutto l’indotto che ruota attorno ad esse. L’Istat ha certificato che siamo in piena fase di deflazione: diminuiscono i prezzi ma anche i consumi, per effetto di politiche recessive e irresponsabili che hanno colpito tutti, cittadini e imprese. Come Ascom Viareggio abbiamo sempre sostenuto che in condizioni “normali”, le aziende che non riescono a mantenere l’equilibrio, delicato, tra costi sostenuti e prezzi praticati, sono condannate ad uscire dal mercato. Oggi, però, non ci troviamo in una situazione “normale” ed anche per questo le diverse zone della città, dopo attento esame, probabilmente avranno soluzioni diverse, anche sul tema dei prezzi di vendita».
L’associazione, aggiunge Lemmi, da tempo sta sondando i pubblici esercizi, anche in riunioni parziali, che dovrebbero essere concluse nel giro di pochi giorni. Riunioni da cui si evince che molti bar sono intenzionati a non ritoccare il prezzo del caffè e in cui l’Ascom sottolinea la necessità da un lato di interrogarsi bene sul prezzo di vendita dei propri prodotti e dall’altro di non trascurare, qualunque sia la scelta sul prezzo, la qualità del servizio.
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