Il presidio
Nel mirino della Procura anche la Darsena Italia
La società ha in concessione le colonnine sulla banchina “il Bori” Il sospetto: un sistema di doppia fatturazione che consentiva anche le tangenti
VIAREGGIO. Un vero e proprio «sistema di doppia fatturazione o doppia contabilità utilizzato per occultare i proventi non dovuti riscossi da “Darsena Italia Srl” per l’ormeggio»: è la fotografia che le indagini della Procura di Lucca hanno fatto arrivare sul tavolo del gip Alessandro Dal Torrione su quanto sarebbe avvenuto nel porto di Viareggio, lungo la banchina “Bori” in particolare. Con l’ordinanza che dispone gli arresti domiciliari per l’ex nostromo della Capitaneria di porto, il giudice ritiene di dover mettere nero su bianco come le accuse formulate dal pm Fabio Origlio siano supportate da «un riscontro autonomo ed estrinseco grazie ad apporti documentali e dichiarativi dotati di estrema forza e valenza probatoria».
Apporti documentali tra i quali compaiono le numerose fatture sequestrate dai carabinieri del reparto operativo del Comando provinciale di Lucca. Le stesse fatture che, una volta mostrate agli interessati, non possono portare che all’ammissione di aver pagato l’ormeggio in questo o quello specchio acqueo destinato alle imbarcazioni ai lavori che niente avrebbe dovuto invece pagare, per questa voce, in quanto trattatasi di specchi acquei e banchine pubbliche.
La società “Darsena Italia”, concessionaria delle colonnine relative ai servizi di acqua e luce sulla banchina “il Bori”, è così composta, come da visura camerale: “Azimut Spa” (impresa cancellata dal registro delle imprese nel 1996), “Landucci Federigo di Landucci Stefano e C. Snc”, “Nuova Itn Srl” (cancellata dal registro delle imprese nel gennaio 2013), “Cantiere navale fratelli Bertolucci di Bertolucci Angelo e Massimo Snc”, “Tubinavi Srl”. Il presidente del consiglio di amministrazione è Vincenzo Poerio, manager Azimut-Benetti, presidente del Consorzio “Navigo”: nominato nel 1996, ha questa carica a tempo indeterminato. Nel consiglio di amministrazione siedono Angelo Bertolucci, dell’omonimo cantiere, Stefano Landucci (figlio di quel Federigo, fondatore e presidente fino alla morte, nel 2009, del Club nautico Versilia). Riferimento dell’azienda per l’amministrazione è il ragioniere Mario Casini del quale molto si parla nell’ordinanza con la quale il gip ha accolto la richiesta dell’arresto di Stefano La Rosa, nostromo della Capitaneria dal 2005 all’estate scorsa, che - secondo i sospetti che hanno portato al provvedimento - delle doppia fatturazione avrebbe beneficiato. In quanto il «sistema - si legge nel provvedimento del giudice - consente anche il pagamento di parte delle tangenti in favore del nostromo La Rosa», con esplicito riferimento alle informative dei carabinieri.
Nelle fatturazioni - è uno degli aspetti toccati dagli inquirenti - il pagamento non dovuto per l’ormeggio «veniva occultato sotto la voce “smaltimento dei rifiuti”». In realtà - è una delle testimonianze raccolte dai carabinieri - «lo smaltimento avveniva molto semplicemente con il conferimento dei rifiuti nel cassonetto più vicino». Su alcune fatture la voce cambia e viene definita come “banchina”: «Quel conteggio - sono sempre le testimonianze raccolte dagli inquirenti e sottolineate come “pienamente probanti” dal gip Dal Torrione - in entrambi i casi corrisponde alla vendita dell’ormeggio, ossia alla occupazione dello specchio acqueo».
Tra i comandanti ascoltati nell’ambito delle indagini c’è chi ha voluto fosse messo nero su bianco come «gran parte dei pagamenti, se non la totalità, venivano effettuati “in nero”. Sotto il cielo viareggino, davanti agli occhi di tutti, anche dei titolari di “Darsena Italia” che in Darsena non sono secondi a nessuno.
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