Il caso delle barche Cammarata: niente lavori, ma ormeggio fisso
VIAREGGIO. "Mi fu detto che ai Cammarata non avrei mai più dovuto mettere in conto le spese della "banchina"...": così si legge nell'ordinanza del gip Alessandro Dal Torrione che dispone gli arresti...
VIAREGGIO. "Mi fu detto che ai Cammarata non avrei mai più dovuto mettere in conto le spese della "banchina"...": così si legge nell'ordinanza del gip Alessandro Dal Torrione che dispone gli arresti domiciliari per Stefano La Rosa, nostromo della Capitaneria dal 2005 alla scorsa estate. Il riferimento è all'ormeggio della barche della società "Mgl Yachting service", che vede in società, appunto, Cammarata con Giovanni De Maria. L' "Mgl" - si legge sul sito della stessa - «è specializzata nell'offrire servizi di recupero imbarcazione e beni di proprietà delle società finanziatrici chiavi in mano». Operatori del porto tra i più noti - si legge nelle testimonianze raccolte e riportate nell'ordinanza del gip - «i Cammarata si sono opposti di pagare la voce banchina...». Voce che - questo il "cuore" del primo passaggio pubblico dell'inchiesta della Procura di Lucca (pm Fabio Origlio) - non era dovuta per le banchine ai lavori, non affidate in concessione e dunque rimaste nella disponibilità dell'Ente pubblico, nel senso del Comune.
La società di Cammarata-De Maria sembra rivendicare, dunque, ciò che è legale. Contrapponendosi all'allora nostromo del porto che - secondo le accuse - su quelle stesse banchine guadagnava illecitamente. «Con stupore - continua la testimonianza - appresi che capo La Rosa ammetteva o comunque riconosceva ai Cammarata le loro ragioni...». Stupore più che giustificato, visto che per tutti gli altri operatori del porto - come dalle testimonianze raccolte dal lavoro minuzioso di indagine dei carabinieri del Reparto operativo del Comando provinciale di Lucca - tale "lasciapassare" verso l'uso legale delle stesse banchine non valeva.
Ma l'ordinanza, sulla base delle risultanze d'indagine, aggiunge un ulteriore passaggio. Derivante dall'accertamento del fatto che in banchina (siamo sulla "Bori") alle barche della società "Mgl" veniva «consentito l'ormeggio stabile e senza lavori». Insomma: stavano. E basta.
Senza che nessuno intervenisse, nonostante che così venga descritta la situazione: «In quella banchina ci sono 5 o 6 barche che non fanno nessun lavoro e non sono legittimate a stare lì«. Barche «amorfe, che stanno lì senza consumare», senza fare i lavori, e per di più «non pagano nulla». Perché - viene spiegato - godevano «dell'occulta protezione della Capitaneria...che ci hanno detto di lasciarle stare lì che va bene così». Andava bene, insomma, che su banchine pubbliche ci fosse chi godeva - così ricostruisce l’indagine - di «ormeggio stabile per tutto l’anno, di barche che veniva tenute ferme senza lavori, senza pagare alcunché...». (d.f.)
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